Care Amiche, Cari Amici,

Perdonate tre necessarie aggiunte:

 

1)Numerose testimonianze di affetto, stima, gratitudine continuano a giungerci. Vengono dalle persone più diverse per età, genere, professione, formazione culturale, provenienza geografica…Poiché non riesco a ringraziarle una per una, permettetemi di pronunciare qui un “grazie” indirizzato al cuore di ciascuna.

2)Proprio perché il Me-ti era una (meravigliosa) “opera collettiva”, merita più che mai una risposta il quesito che alcune persone, pubblicamente o in privato, mi hanno legittimamente posto: “Perché la fine?”

E’ la cosa più dolorosa, ma anche la più difficile da spiegare. Nel precedente comunicato ho indicato solo una causa in maniera esplicita: io ho già l’età dei vecchi ed Augusta non ne è lontana. Basterebbe. Il teatro è una delle più belle attività umane ma, tenuto in piedi 365 giorni l’anno, richiede fatica. E tuttavia, al chiudersi di una storia collettiva di 50 anni possono concorrere diverse ragioni ed in maniera complessa.

Vi racconto un fatto. Da bambino sedevo sulle gambe di mio nonno ad ascoltare racconti. D’estate aveva la camicia un po’ aperta e gli vedevo, molto prossima al collo, una cicatrice: il ’15-’18, diciassette assalti alla baionetta (ne bastava uno per impazzire), prima di essere preso e rinchiuso nei campi austroungarici.

Un affondo di baionetta, dunque. Gli chiedevo di raccontarmelo. Qui taceva e non parlava più. Neanche mezza parola mezza. Gliel’avrò chiesto mille volte, nulla.

Ho conservato per tutta l’esistenza quella domanda. Ed in questo preciso momento ho la risposta: ci sono cose nella vita per le quali il silenzio ti si mette dentro come muto piombo padrone, allora devi smettere di parlare e lasciargli il campo. Altrimenti schiodati l’anima.

Mi fermo qui, perdonatemi.

3)Non sono mancate domande (sacrosante) sul futuro. Provo a rispondere con la possibile chiarezza: io desidero continuare a lottare (“finché esisterà un solo mendicante, nessuno avrà il diritto di essere felice”). E poiché il teatro è forse la cosa che mi riesce “meno peggio”, non escludo a priori che in futuro ne faccia ancora. Tuttavia: se potrò, come potrò, quando potrò, senza progetti, programmi e ditte “storiche” da rappresentare. Credo valga anche per Augusta ma, è ovvio, lo deciderà lei.

Care Amiche, cari Amici,

Ho detto tutto questo non senza fatica, credetemi. Ma in questa circostanza era il minimo che potessi fare. Ora è veramente tutto.

Vi abbraccio con affetto.

Sandro