COME UN EPILOGO

 

 

Ricordatevi di me- disse. Ho percorso migliaia di chilometri

senza acqua, senza pane, calpestando pietre e rovi,

per portarvi acqua, pane e rose. La bellezza

non l'ho mai tradita. Ho diviso equamente tutta

     la mia vita.

Non ho tenuto nulla per me. Una povertà senza nome.

    

     Ho illuminato

le mie notti più feroci con un piccolo giglio di campo.

     Ricordatevi di me.

E perdonatemi quest'ultimo rimpianto: avrei tanto voluto

ancora una volta, con la falce sottile della luna, mietere

una spiga matura, poi fermarmi sulla soglia a guardare

masticando il grano, chicco dopo chicco,

     con gli incisivi

ammirando e benedicendo questo mondo che lascio

ammirando anche Colui che sale lungo la collina nel tramonto

     dorato. Guardate:

ha la manica sinistra rattoppata con una pezza quadrata.

Quasi non la si nota. Soprattutto quella volevo mostrarvi.

Ed è forse soprattutto perciò che varrebbe la pena

     vi ricordaste di me.

                                                                     Yannis Ritsos


(Da: Yannis Ritsos, "LES NEGATIFS DU SILENCE", Avant-Quart, 1990, p. 53. Traduzione dal greco, Gérard Pierrat; traduzione dal francese, Sandro Cianci)