Lavorando con il teatro nelle scuole mi è accaduto più volte di assistere ad autentiche “magie”: per esempio quella di bambini che improvvisamente sembravano ridestarsi da stati di sconforto, passività, paralizzante timidezza, profonda mancanza di fiducia nei propri confronti, ecc. Vite che si alzavano, cambiavano in meglio, prendevano il volo definitivamente.

 

L’unicità, la particolarissima forza del teatro. Non si finirà mai di scavarne il mistero, di ricercarne a tentoni l’essenza. Strehler ricordava che oggi nella società il teatro ha un ruolo marginale, e che tuttavia esso conserva la capacità unica, ineliminabile, di valorizzare lo “stare insieme” nella condivisione dell’evento artistico. Stupefacente “magia del contatto” tra persone diverse. Incontro casuale eppure, incredibilmente, intenso, “per assistere ad un evento in parte conosciuto, in parte misterioso, capace di far rivivere emozioni, di evocare situazioni, di svelare nuovi mondi”.

Prima ancora che una sala, il teatro è questo. Prima ancora che “successo” o altro. Un gesto contro la solitudine, tentativo millimetrico di spezzare il gelo in cui hanno rinchiuso l’uomo. Millimetrico, millimetrico. I metri della storia.

Altrimenti non è niente. In un tempo di profonda sfiducia, scoramento, invisibilità del futuro, abbiamo più che mai bisogno di rimettere al centro della convivenza, dell’economia, della vita, l’essere umano. Insieme possiamo farcela. Ed il teatro è questo, un momento particolarissimo del vivere insieme. Mettiamolo nella valigia e noi tutti – attori, pubblico – amiamolo per la sua sostanza. “Pensiamo un poco al teatro come calore e come bontà”.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             Sandro Cianci