Innanzitutto grazie alle innumerevoli persone che hanno voluto manifestarci, in pubblico o in privato, cordoglio e partecipazione per la scomparsa di Sabina. Grazie di cuore.

 

Quando una persona se ne va, il compito di chi resta è “continuarla”. Raccogliendone il meglio. Ascoltandolo, immaginandolo, creandolo ancora.

Il meglio di Sabina era nella sua delicata attenzione per il debole, per il modesto, per l’irraggiungibile bellezza dell’umile, e trovava una traduzione simbolica, fra tante, nell’amorevole cura di un piccolo giardino. “E’ vietato calpestare i sogni…”, aveva scritto.

E noi chiameremo così il giardino che faremo. Un giardino di umanità e poesia, perché siamo convinti (e ne era convinta anche lei) che arte, poesia, cultura, in una parola la bellezza, possano dare molto alla crescita umana, culturale, spirituale di tutti. Oggi più che mai ne abbiamo bisogno, e nell’estrema modestia delle capacità ne faremo un compito.

I “fiori” di questo giardino, o i terreni perché nascano, li inventeremo insieme. Piccole cose con povere cose, come sapremo e come potremo: eventi di incontro e relazione, attraverso il TEATRO o semplici LETTURE DA CONDIVIDERE ATTORNO AD UN TAVOLO, privilegiando testi talvolta poco noti ma densi di contenuto umano e poetico, di storie, profili di persone che hanno dato nobiltà e crescita all’umano dentro di noi; o cose già in essere come la creazione di una “Bottega”, la BOTTEGA TEATRALE “LA COMUNE”, con progetti per la socialità, la formazione e la ricerca teatrali. Ricerca vera, senza mode, personale, che continua e porta in fondo 50 anni di cammino. Ricerca per imparare a lavorare come un insieme stando insieme. Abbiamo particolarmente a cuore un progetto rivolto a chi ha davvero bisogno di andare fino in fondo, poiché, come diceva Strehler, alla fine si comprende che il teatro è una cosa semplice, primitiva, ingenua. La grandezza sta nel riuscire a farlo, un teatro così. La grandezza e il senso.

Molto altro potremo inventarci insieme costruendone di volta in volta i modi. E sconfinando anche, perché del “teatro” non facciamo certo una gabbia.

Infine, ma non secondariamente, tutto il “giardino” è pensato come mezzo di sostegno per iniziative volte ai più deboli ed alla giustizia nel mondo.

Dovremo fare i conti, per quel che ci riguarda, con molte, concrete condizioni (età, forze, salute e tanto altro), ma ce la metteremo tutta, passo dopo passo. Inseguendo con tenacia un teatro come incontro di persone che combattono per essere comunità e non solitudini riunite casualmente.

 

                                                                                       Il Piccolo Teatro del Me-ti