Ieri sono stato da Zi’ Angelo per augurargli Buon Anno. “Ecco il mio registro!”, ha esclamato vedendomi. Non scherzava: intendeva dire “regista”, ma questa per lui è una parola astratta sicché se l’è aggiustata riportando tutto in un orizzonte ordinario, il che per me va benissimo, anzi è vitale.

Incontrare una persona e cominciare a raccontare per lui è tutt’uno. Perciò lasciamolo parlare…

 

Innanzitutto pone il tema, dentro una prima parte di racconto che ha un andamento piano: offre le informazioni irrinunciabili, descrive gli spazi – ampi, inaspettatamente maestosi, per essere solo all’inizio. Là in mezzo il tema è ancora un elemento tra gli altri, quasi a nascondere la sua natura e tuttavia sufficientemente strano da far sospettare una sorpresa che prima o poi arriverà. L’attesa è così innescata.

Ed infatti, quando ormai la prima parte, con il suo procedere “omerico”, piano, ad ampie volute descrittive, è sul punto di lasciar cadere l’attesa, il tema esplode senza preavviso svelando il suo mistero che, per quanto già intuito, determina un’ascensione subitanea di piacere ed interesse, con un accendersi di figure e ritmi e movimenti evocati, e luminosa gioia del narratore manifestamente lieto di inventare.

Poi si scende. Il racconto riprende quella sorta di apparente falso movimento iniziale che ora nasconde un reale progredire degli eventi fino ad innescare una nuova attesa ed a giungere al punto superato il quale la soluzione diventerebbe impossibile. Ed invece arriva, riprendendo il tema ormai dipanato ma volgendolo, con un ulteriore salto, ad una maestosa coralità finale. A me viene nel cuore l’Inno alla gioia di Beethoven. Non c’entra, lo so. Ma anche sì: sono io che ascolto e non sto scrivendo un saggio. Soltanto vi dico il cuore, racconto un evento umano, quale è appunto il racconto e quale è il teatro o tutta l’arte. Tanto più nel momento in cui sono di fronte ad un autentico maestro che procedendo mi regala l’ennesima, altissima lezione di drammaturgia.

Sapete di chi parlo e forse avreste piacere di aver notizie. Ecco cosa fa. Circondato dall’amorevole cura dei congiunti, passa le giornate ad inventar racconti, perfezionando l’arte della quale è Maestro, in una sorta di teatro intimo ancora in cerca dell’umano.

Vi fosse pure nessuno ad ascoltarlo.

                                                                                                              Sandro Cianci