Il vecchio esaminò il pezzo di carta, poi disse:

-Si tratta di un documento di circa 1500 anni fa. Allora nella nostra cittadina realizzavano ogni anno, d’estate, per dieci giorni, un programma di teatro che chiamavano “Il Paese Mediterraneo”. Il documento riporta la presentazione dell’ultima edizione.

-Era un festival di teatro? – chiesero i giovani – Ce ne parli?

-“Festival” non è la definizione più esatta. Inoltre è difficile raccontare…Pensate, c’era persino un evento nel quale gli spettatori non capivano più se erano spettatori o attori a loro volta. Lo chiamavano “Evento Itinerante”. Durava 4-5 ore durante le quali spettatori ed attori effettuavano insieme un lungo viaggio – a piedi, in autobus, persino in treno – attraverso luoghi del paese, della campagna, del territorio…Non una gita, ma un viaggio molto particolare, teatrale e reale al tempo stesso. Come se si muovessero dentro un film…

-Racconta ancora.

-No. Il racconto del teatro non è il teatro.

-Allora non ci resta che sognare…

-Sognare è molto importante, specie se lo si unisce al fare. Avanti, andate in giro nei quartieri a leggere quel foglio ad alta voce, parlatene con le persone.

-Ma la lettura non sarà monotona?

-Scomponete il testo in brani, divideteli tra di voi e leggeteli a voci alterne e ritmo serrato.

-Proviamo:

-“In un testo teatrale di Cechov si narra di un “giardino dei ciliegi” che verrà distrutto.

-Insieme alle piante, si perderà un luogo degli affetti, della memoria, della bellezza.

-In compenso, l’artefice dell’operazione ricaverà un sacco di soldi lottizzando il terreno per permettere la costruzione di villette turistiche.

-Cechov scriveva agli inizi del Novecento, nel frattempo l’ipotesi che tutto il vivente, persone comprese, sia fondamentalmente qualche cosa dalla quale estrarre la maggiore quantità di ricchezza possibile è diventata un principio assoluto in grado di condizionare fortemente il destino dell’intera umanità.

-Più si afferma questo principio più cresce il numero dei poveri.

-C’è qualche cosa sulla quale dovremmo tornare a riflettere, evidentemente.

-Tutto il vivente è il giardino, e lo è proprio perché segnato dalla presenza della vita, ossia piante, animali, esseri umani, affetti, allegria, malinconia, generose speranze collettive, utopie che ci tengono insieme…

-La cultura stessa non è fatta che di queste cose, la parola bellezza le riassume tutte e molte radici culturali mediterranee ne sono profondamente segnate.

-Ripensare il futuro, rifondare l’economia, la convivenza, la vita a partire da questo giardino non è più un’astratta utopia ma una sempre più urgente esigenza collettiva.

-E’ dunque dedicato a questo bisogno il granello di sabbia del Paese Mediterraneo 2014”.

                                                 Sandro Cianci