Nella lettera, dunque, avevano scritto:

Grazie per averci illuminato su un’antica realtà che è parte di noi, quella sofferta realtà delle piccole cose dalla quale nascono i grandi ideali che tracciano le linee della storia…In cambio ti inviamo delle nostre riflessioni:

… hai fatto crescere in me la voglia di leggere un libro, cosa che non ho fatto mai.

…la cosa che più mi ha colpito è stata la recitazione di un libro molto difficile, bello e triste.

…mi hai aiutato a superare un viaggio che da sola non avrei mai intrapreso, tu sei stato la mia guida nelle storie del passato, che poi mi hanno fatto capire, un po’, anche la realtà di oggi. Grazie al tuo aiuto, ho pensato a cose che prima ignoravo del tutto e mi sono posta domande che mi hanno aiutato a capire molto della vita, del mondo e della società.

…Grazie a lei sono venuta a conoscenza delle mie origini e mi ha fatto porre delle domande alle quali mai avrei cercato di darmi una risposta…mi ha fatto capire quanto l’ignoranza può ferire le persone”.

Queste, trascritte fedelmente, sono alcune testimonianze degli studenti di un Liceo nel quale, non moltissimi anni fa, lessi pagine da “Fontamara”, di Silone, e da “Se questo è un uomo”, di Levi. Ho ritrovato la lettera - che qualche giorno dopo mi scrissero – nella parziale, scombinata babele di carte che costituisce…l’ “archivio” del Piccolo Teatro del Me-ti.

Subito dopo, dalla mia memoria emotiva – messa ancora peggio - è spuntato un ricordo:

ero in un altro Istituto, avevo appena terminato di leggere pagine da “Se questo è un uomo”, ossia l’orrore di Auschwitz visto dall’interno. Subito uno studente alzò la mano, si mise in piedi e disse: “Io fino ad oggi mi sono sentito attratto dalle idee fasciste. Ma ora, dopo avere ascoltato le parole di Levi, le rifiuto”. Sulla sala scese un profondo, totale, commosso silenzio. Gli altri studenti, evidentemente scossi, sapevano quali erano state le suggestioni politiche di chi aveva parlato. Quanto a me, al solo ricordo, avverto di nuovo il brivido che mi percorse.

Grazie, Ragazze e Ragazzi di allora. Grazie Dirigenti Scolastici, Docenti, Operatori che a vario titolo promoveste quegli incontri. Quanta sensibilità. Quanta minoritaria lungimiranza.

                                                  Sandro Cianci