I L   F A R O

 

 

 

 

 

 

Care Amiche, Cari Amici,

 

 

 

 

Grande è la confusione sotto il cielo e piena di parole. 

 

Ci sono parole che sanno di buio ed altre che sanno di luce. Le prime attirano di più, le luminose sembrano morte. Che succede? Come orientarsi?

 

 

 

Vi propongo una storia, spero che possa aiutare:

 

 

 

 

 

 

 

"Disse una volta un re:

 

-Le mie cose più care saranno di chi riuscirà a riempire completamente questa sala.

 

E attese fuori, seduto, mentre cadeva la notte.

 

Venne uno e portò tutta la paglia che riuscì a mettere insieme, ma la sala si riempì solo a metà.

 

Venne un altro e portò tutta la sabbia che riuscì a recuperare, ma metà della sala rimase vuota.

 

Un terzo infine accese una candela.

 

E la sala si riempì".

 

 

 

 

 

Spesso, come oggi capita, incontro parole che pretendono la forza della luce. Si presentano a bracciate, fanno ressa e si accavallano. Sono niente di più che porporina. Allora, senza esitare, le ignoro, faccio buio ed a mano a mano le vedo spegnersi.

 

 

 

Ce n'è sempre una, tuttavia, che resiste e sola si ostina a brillare nel cuore. La riconosco, mi appartiene e mi fa persona. Era finita là in mezzo. Travolta, copiata, travisata dalle altre.

Allora la sollevo, la tengo alta come fosse una candela e m'incammino alla ricerca della strada.

 

 

 

 

 

                                            Sandro Cianci

 

 

 

 

( Il racconto è un mio adattamento di una storia narrata in: Eduardo Galeano, "I figli dei giorni", Sperling & Kupfer, 2012, p.113 ).