SENZA CHIAVI

 

 

"Non ho bisogno di un medico, ma di qualcuno con cui parlare perchè mi è successa una cosa brutta. La nostra barca si è ribaltata. Io sapevo nuotare. Mio fratello maggiore di 17 anni, no. L'ho visto annegare e non sono riuscito a far nulla".

 

Queste sono le parole di E., un ragazzo migrante di 12 anni appena giunto in Italia.

Come lui - ma, per nostra fortuna, in condizioni molto meno drammatiche - tutti abbiamo bisogno di esseri umani più che di medicine, di persone aperte ad un vero dialogo ed alla relazione più che di oggetti sempre nuovi nell'illusione di lenire una chiassosa solitudine.

Ma non si può essere ascoltati senza essere prima disposti ad aprire il cuore al mondo. "Donare" viene prima di "Ricevere". Altrimenti non funziona.

 

Di questa apertura ci offre magnifiche immagini un grande poeta spagnolo, Marcos Ana, nella poesia che riportiamo qui di seguito. La pubblichiamo anche per rendergli omaggio. E' vissuto 23 anni nel carcere della dittatura franchista ed una quindicina in esilio. E' morto qualche settimana fa, il 24 novembre.

 

Onore a persone come lui.

 

 

                                         Il Piccolo Teatro del Me-ti

 

 

 

LA MIA CASA E IL MIO CUORE

 

 

Se un giorno tornerò alla vita

la mia casa non avrà chiavi:

sempre aperta, come il mare,

il sole e l'aria.

 

 

 

Che entrino la notte e il giorno,

la pioggia azzurra, la sera,

il pane rosso dell'aurora;

la luna, mia dolce amante.

 

 

 

Che l'amicizia non trattenga

il passo sulla soglia,

né la rondine il volo,

né l'amore le labbra. Nessuno.

 

 

 

La mia casa e il mio cuore

mai chiusi: che passino

gli uccelli, gli amici,

e il sole e l'aria.

 

                               Marcos Ana

 

 

( Traduzione di Chiara De Luca. Da: "Ditemi com'è un albero", Crocetti Editore, 2009 )