FRANCAMENTE, DONALD 

 

 

 

Sai una cosa, Donald? Mi sa che porti sfiga. La settimana scorsa ho presentato una riflessione nella quale parlavo di te: è stata una delle meno lette.

 

Dici che la colpa è mia perché scrivo - male - pensieri preistorici. Che vuoi che ti risponda, tutti abbiamo qualche difetto. In più, "i vizi radicati non si abbandonano da un momento all'altro", come diceva il Galileo di Brecht lodando la lungimiranza del Sant'Uffizio che di queste cose s'intendeva. Accipicchia, riecco la preistoria.

Allora, perso per perso, ti parlo di quell'altro che ti faceva compagnia nel titolo della settimana scorsa: Giacomo Leopardi.

 

Era uno che ha perso sempre. -Aspetta, non scappare, non sai cosa ti perdi! Era uno che ha conosciuto il dolore come chi scende fino in fondo ad un abisso. Non è stato l'unico ma l'ha guardato in faccia. E soprattutto - fu questa la sua grandezza - ha avuto la forza di trasformarlo in canto, di farsi rapire dalla poesia, di raccontare, insieme, verità e bellezza. Ascolta questo verso, è suo:

 

"Dolce e chiara è la notte e senza vento"

 

Che te ne pare? Senti come parole e ritmo sono una sola cosa con l'immagine che re-suscitano nel cuore? E' uno dei più bei versi che mai siano stati scritti.

Non sono il primo a dire queste cose, anzi. In più è uscito da poco un libro che le spiega molto bene. Però non scopiazzo, credimi, né rabbercio. Se hai fiducia nella mia sincerità, eccotene una prova:

 

 

diversi anni fa, nello scantinato che chiamavamo "teatro", un mio caro amico ed io offrimmo a molti ospiti qualcosa di Giacomo. Il mio amico lo raccontò e ne lesse delle prose in maniera davvero rara, io lessi alcune sue poesie. Fu proprio allora, nel pronunciarne i versi ad alta voce, che mi accorsi come per la prima volta quanto vibrasse Giacomo in certe parole e immagini. Quanto fosse scosso fino alla radice, smarrito, dilaniato nei cieli dalla bellezza e dall'amore per la vita. Di questa non si nascose il dolore, anzi, lo guardò negli occhi, tremò, ma impavido lo volse in canto. Questo sono i poeti.

Non sai quante persone ha aiutato in questo modo. Quante ne aiuterà ancora.

 

Come dici? L'Italia è uno dei Paesi che più ami al mondo? Accipicchia. No, non sto toccando ferro. Se ami l'Italia sai già di Leopardi - non potrei credere che la tua conoscenza si sia fermata a spaghetti mafia e mandolino - e questo straccio di ragguaglio avrei dovuto evitarlo.

Facciamo così: ritiro tutto. Al suo posto, se posso, lascio un suggerimento. Per te, per me, per tutti: andiamo a rileggerci Leopardi. Hai visto mai che ciascuno di noi è per condizione umana fragile ed uguale all'altro, e che da lì inizia l'unica nostra vera grandezza? Giusto quel che diceva Giacomo.

Come? Certo, anche tu, Donald Trump. Uguale e fragile.

 

Coraggio. E non fare quella faccia.

 

 

 

                                        Sandro Cianci