DOV'E' "IL PAESE MEDITERRANEO"

 

 

Camminavamo nel tramutare della luce, tra campi gialli, appena rasati, abbandonati dall'ultimo sole. Nell'ora solitaria del vespro, quando l'aria ha solo canti muti, immobili, inudibili.

Un gruppo di uomini, quattro o cinque, sedeva in cerchio in fondo ad un campo rialzato, a sinistra, sopra il livello della strada. Dietro di loro, come un piccolo fondale, il muro di una casupola di mattoni. C'era anche qualche lamiera di stagno, qualche albero, io non ricordo bene.

Uno di essi si alzò, venne verso di noi, si fermò poco prima del margine.

 

 

Disse:

 

"Coloro che volevano sapere non sono venuti. Forse avevano altro da fare. Quanto ai rimanenti, neanche chiedono. Col tempo ci stiamo abituando.E' passato un secolo e mezzo dall'epoca dei fatti. Sebbene, di quello che accadde allora - i fucili, la lingua dei Piemontesi, in che modo liquidarono tutti - non abbiamo dimenticato nulla.

 

Tacque )

 

Ogni sera a quest'ora ci riuniamo. Vedete? ( Indicò gli altri briganti, rimasti dov'erano ) Proprio lì. ( Gli altri si alzarono, si volsero verso di noi; restarono fermi, in piedi, le braccia abbandonate lungo i fianchi, le mani come inevitabili, vuote - di cosa? del tempo? - Ci guardarono ).

 

Vi dicevo che non sono mai venuti.

La prima sera abbiamo aspettato a lungo. Sulla collina di fronte era festa. Il suono della banda giungeva fino a noi come un lamento del quale solo a tratti si comprende qualcosa. Sospettammo che fosse il Tempo. Ma di cosa avrebbe potuto lamentarsi, dopotutto?

In ogni caso ci sentivamo in compagnia. Poi anche quel suono cessò. Ci fu un silenzio, quindi tre squilli di tromba. Avvertimmo un brivido che i nostri corpi subito riconobbero. Ma passò presto. Subito dopo si accesero i fuochi d'artificio. Udimmo le grida di ammirazione, lontane, poi il frusciare degli uccelli sopra le nostre teste. Fuggivano senza capire, come quando un padre si mette all'improvviso a bestemmiare.

Dopo un po' il cielo si spense, non ci fu più nulla.

 

Tornammo ancora. Una sera, due, tre, poi capimmo. Ora veniamo qui ma non aspettiamo più nessuno.

 

( Tacque )

 

Ascoltiamo il silenzio. Udite?...No, che dico, come potreste? Bisogna restare a lungo. Dapprima il silenzio è come una parola rimasta sola a vibrare impazzita nel petto: puro dramma. Posso dire così? Poi qualcosa comincia a cedere, e da allora non c'è fine. Non hai nemmeno più una voce, qualcun altro parla dentro di te, diresti il mondo. La nostra vera patria, forse, in cima o in fondo a noi stessi. Ad ogni modo l'unica che abbiamo, qui.

C'è voluto molto tempo per arrivare a questo".

 

 

Ci guardò ancora per alcuni istanti, poi si voltò e lentamente si avviò verso i compagni. Solo allora mi accorsi della cappa nera che gli spioveva dalle spalle, degli indumenti sbiaditi che stranamente rastremavano verso cime più dense di colore, e dell'andatura claudicante.

Che fosse zoppo? O era il lieve caracollare di un cieco?

 

Continuammo a guardarlo, poi riprendemmo la strada. Tacevamo, stranamente, come se a poco a poco qualcosa si aprisse un varco dentro di noi. Non le sue parole, no, piuttosto il suo silenzio.

Annottava. Nessuno lo disse. Ad un tratto cominciammo a vedere tutti la stessa cosa: una piccola collina davanti a noi, poco più che un dosso, ed una casa a piano terra, sola, giusto in cima, tutta calcinata; le porte e le finestre di legno turchino, e davanti, all'aperto, una tavola con una tovaglia bianca sul punto di salire, leggera, con gli ultimi voli della sera. I gatti dormivano. Solo uno, solenne, avanzò verso l'olmo dove gli uccelli svanivano come dentro una grande nuvola.

 

Poi il suono di un organetto divampò nell'aria, due file di lampadine accesero il tavolo di un lucore di stelle appena emerse dal mare mentre la sera si alzava nel cielo con il passo notturno della madre.

Udimmo allora, per la prima volta, il respiro profondo dell'universo. Nemmeno più ascoltavamo. Noi stessi ne eravamo parte.

 

 

Care Amiche, Cari Amici,

 

Il Paese Mediterraneo e l'Evento itinerante non ci saranno. Per un motivo semplice: Augusta ed io prendiamo atto del fatto che i nostri corpi non sono più giovani...

Nulla tuttavia ci impedisce di continuare ad immaginare. Quanto avete appena letto avrebbe potuto dare vita, per esempio, a due "scene" dell'Evento itinerante. A Voi il piacere di immaginarne altre...

Ormai sapete come si fa, più di quanto non crediate.

Il Paese Mediterraneo continuerà così la sua vita nel cuore di ognuno/a di Voi. Non avrebbe potuto scegliere un luogo migliore.

 

Vi abbraccio forte.

 

                                                           Sandro Cianci