QUESTO TANGO D'AMOR

 

 

 

Come va il lavoro?

- Male, aveva risposto il fabbro. I cantieri sono fermi. Si fa giusto qualche lavoretto: riparare una finestra, cambiare una serratura... Bisognerebbe lasciar fare al libero mercato!

 

 

Il libero mercato invocato da un fabbro, con la sua piccola officina in periferia?...E che ci azzecca? A questo ripensava il professor La Pace mentre aspettava la cena in trattoria.

 

Era scapolo per scelta. Detestava i rapporti amorosi "mordi e fuggi" quanto l'istituto del matrimonio. Aveva una relazione con Irene, una precaria che puliva stanze d'ospedale in una città vicina. I loro incontri erano volutamente diradati, gli atti d'amore travolgenti. Potevano continuare a vivere, così, anche la nostalgia, l'attesa, il desiderio e la trasfigurazione dell'altro/a. Il professore era per i sentimenti veri.

 

 

Il "libero mercato", insisteva intanto a pensare.... Non era quel gran mare regolarmente lasciato ai suoi istinti nel quale i pesci grandi divorano con nonchalance i piccoli, prima di sbranarsi a vicenda? Quali grandi inganni, le parole!

 

"Esuberi", per esempio. Faceva pensare a gente gagliarda, piena di vitalità. Invece lì dentro nascondevano poveracci anche di 50 anni e passa buttati fuori dalla fabbrica senza troppi complimenti.

 

 

-La solita porzioncina di spaghetti, professore?, chiese Vincenzina, la cameriera, interrompendo i suoi pensieri.

Annuì ciecamente ( gli spaghetti gli ricordavano la mamma ).

 

 

Oppure i "migranti economici". Quasi dicessero "turisti". Mentre erano uomini, donne e bambini che chiamavano così perché fuggivano dalla fame anziché da una guerra. Sai che differenza.

Sofisticatissimi inganni della Lingua. Sulla pelle dei poveri. Già, ma a chi toccava demistificarli? Non era, lui, insegnante d'Italiano, ossia un "tecnico" della materia? Sì, lo era. Ed allora perché non parlava?! Dov'era, dov'era?! Non era, il suo, un silenzio complice? Sì, lo era. "Dove sei?, si chiese ormai sul punto di urlarsi addosso. Parlo proprio di te, rispondi: Dove sei?!!"

 

 

"Suona solo per me, oh violino tzigano..., la canzone esplose dal juke-box. L'aveva messa Vincenzina, sapendo che gli piaceva. Fu un attimo. Il professore batté il pugno sul tavolo, si alzò, fissò tutti e si mise d'un colpo a parlare a voce alta:

 

 

-Non sono io un insegnante d'Italiano? Lo sono. E cosa faccio? Spiego la grammatica e la sintassi, certo. Ma faccio anche un'altra cosa: taccio. Sì, taccio. Pensate forse che la Lingua sia un bel prato verde dove si giocano innocue partite di golf tra gente in eleganti abiti bianchi? No. La Lingua è sempre di più un campo di inganni e luogo di immondizie dove i Vincitori vincono sempre, togliendo ai Vinti la parola o lasciandogliela nella forma di cinguettii di strabiliante quanto nascosta impotenza. Ed allora, non dovrei, io, mostrare ai miei studenti come ed in quanti diversi modi si produce questa stupefacente metamorfosi? Certo che dovrei. Devo, anzi! Ho un potere immenso! Devo, posso e lo farò.

 

 

"Suona solo per me...", la canzone gli aveva fatto salire dentro la malinconia, ed era allora che diventava epico: 

 

 

-Vincenzina! - fece afferrando la cameriera rimasta con il piatto di spaghetti in mano - perché non raccogli le canzoni dei migranti e le canti qui dentro, ogni sera? Ti aiuto io...magari leggo le poesie di Trilussa! Sai quella sulle statistiche?...Tutti possiamo fare qualcosa! Pensaci, pensateci, tutti possiamo fare qualcosa! Abbiamo un potere enorme, enorme!, concluse, uscendo dal locale.

 

 

-Professore, gli spaghetti!

 

 

"Questo tango d'amor fa tremare il mio cuor, oh violino tzigano...", continuava dietro di lui la canzone come un'eco dolente del mondo...

 

 

 

                                                             Sandro Cianci