IL  MAESTRO  SULL' OCEANO

 

 

 

Non vedevo e non ascoltavo Zi' Angelo narrare da molto tempo. Poi, qualche settimana fa, ho avuto di nuovo l'occasione.

Erano quasi le due di notte, sul finire di una festa nuziale. Seduto davanti a decine di persone, narrava come se il tempo fosse rimasto fermo. Fra pochi giorni compirà 93 anni.

 

 

 

 

Percepiva gli uditori con l' "affetto", così disse una volta, poiché non focalizza più i singoli volti.

Si accompagnava spesso con tutt'e due le mani. Perché? Da noi i vecchi contadini non lo fanno quasi mai. Zi' Antonio, per esempio, la prima volta che lo ascoltai tenne una mano poggiata ferma sull'ombrello per tutta la durata dei suoi racconti mentre l'altra si faceva, essa sola, gesto indicatore, "segno", scansione ritmica e non so quanto altro ancora.

 

 

Lo osservai meglio: con le due mani guidava gli uditori segnalando i passaggi della storia. Ecco cosa faceva. Scandiva i tempi dell'ascolto! Straordinari narratori. Maestri direttori in un'arte tra le più difficili al mondo. Rendeva gli ascoltatori parte stessa dell' "orchestra" mentre metteva insieme, improvvisando, azioni della storia e digressioni, immedesimazione e distanza, primi piani soggettive e controcampi, tessiture testuali, costruzioni ritmiche, controllo di altre mille storie che in lui premevano per entrare nel racconto.

 

 

 

Aveva movimenti sobri, dal tratto essenziale. Chiari, leggeri, come solo nella grande arte o in chi reca sulle cime del cammino l'amore per la vita. Sorrideva, affabulava. Parlava dell'umano, della parte bestia e di quella alata, del volo, della polvere e della Storia. Eterno e più giovane di tutti. Un Maestro quasi cieco, in bilico sull'oceano delle sue storie. Dirigeva una grande orchestra. Rubava al buio l'invisibile armonia del mondo.

 

 

Questo io ho visto quella notte.

 

 

                                                  Sandro Cianci