L'ALTRA META' DELLE PAROLE

 

 

 

 

C'è una pianta di fico nel campo incolto non lontano da casa mia. Esile, gracile, dal tronco sottilissimo, d'inverno fa tenerezza vederla così spoglia, battuta dal vento e dalla pioggia. E' come crocifissa, il petto spalancato al cielo.

 

Eppure, anche in quel momento, d'inverno, io la sento che canta nel canto inudibile che muove come fiume segreto dentro il vivente.

 

 

L'altra mattina - splendida, di tarda estate - l'ho vista tendere al sole i frutti. Lo fa ogni anno, benché nessuno mai li voglia.

Fissavo questo gesto assurdo, inspiegabile. Ero commosso e stupefatto. Più guardavo il silenzio "inutile" di quei frutti più vedevo il gesto appartenere ad una dimensione del reale che esiste ma ci sfugge e ci oltrepassa puntualmente.

Quanto altro è dentro di essa: le emozioni, i moti del cuore, le storie d'amore durate una vita di coloro che non ci sono più, per esempio. Rimasti soli, quei sentimenti continuano a vibrare nel mondo, nessuno sa più dove, e trovano alloggio, ignoti e clandestini, nel cuore dei poeti, come dire di tutti noi.

 

 

Sulla soglia di questa dimensione, che il cuore comprende e la ragione non spiega, mi finiscono sempre le parole. Zittisco e resto solo.

L'altra mattina, a proposito dei frutti offerti all'unico ascolto del sole, me ne restava invero una, di parole. Ma parziale, insufficiente: "gratuito".

Eppure, dall'altra sua metà non detta, dal suo lato di silenzio, dalla sua quota di indicibile, veniva a me la precisa convinzione che in quel "gratuito" per noi inspiegabile, nell'ostinazione muta di quell'albero, si nasconde l'unico domani ancora possibile, l'unico davvero umano.

E forse anche ciò che ci oltrepassa.

 

 

                                             Sandro Cianci