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UNA STORIA DELLA PAPUASIA

Non ricordo quando – mettiamo ieri mattina – nella lontana Papuasia una rivista ha proposto ai suoi lettori un singolare quiz.
Più o meno questo, il testo:

“ -Ogni anno, nel mondo, 1 miliardo e 300 milioni di tonnellate di cibo finiscono in spazzatura, mentre circa 800 milioni di persone soffrono la fame.

-Un piccolo paese è riuscito a produrre, con il solo denaro della collettività, un vaccino anti covid pubblico e ne distribuirà entro 6 mesi cento milioni di dosi ai paesi poveri, mentre paesi ben più ricchi e grandi non riescono a farlo.

-Ogni anno, nel mondo, vengono desertificati migliaia di ettari di suolo fertile.

-Negli ultimi 50 anni, a causa del disboscamento, sono andati perduti 809.875 km quadrati di foresta amazzonica, polmone della terra. Senza di essa si rischierebbe di perdere tra il 17 % ed il 20 % di risorse di acqua ed il 10 % di tutta la biodiversità mondiale.

-E’ tornata la schiavitù di massa. La condizione lavorativa di rider, dipendenti delle piattaforme, operatori di call center, giovani che fanno lavoretti per pochi soldi, braccianti agricoli, ecc., lo fa pensare”.

Il quiz proseguiva citando altri fenomeni di identiche, catastrofiche proporzioni e si concludeva con una sola domanda: “Vero o falso?”
I lettori hanno risposto in massa che certamente si trattava di falsità. Tranne uno, che invece ha barrato la casella “Vero”.
E’ stato subito segnalato alle competenti autorità sanitarie con preghiera di prendere in esame quel caso di follia, dato che, ove l’uomo sia sano di mente, si sarebbe costretti a pensare che alla guida del pianeta ci sia un sistema capace di distruggerlo in pochi decenni.

Sandro Cianci

SCARTI, RITAGLI, AVANZI DI BOTTEGA (3-11 MAGGIO 2021)

“La bellezza è degli sconfitti, il futuro non è dei vincitori, è di chi ha la capacità di vivere. E chi ha la capacità di vivere, di essere totalmente se stesso, è

inevitabilmente  sconfitto”

(Franco Scaldati)

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“...fatti piccolo contro la forza, contro il vento, fatti piccolo contro la tempesta,  ma porta avanti la tua verità!”

(“Vita di Galileo”, Brecht, prima versione.  Dal materiale per “Un Galileo si aggira per l’Europa”, lavorazione attualmente in corso nella bottega)

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Gli scomparsi. Quando non si dice nulla della profondità.

(Pensiero della bottega, 10 maggio 2021)

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L’attore è il luogo dove le astrazioni finiscono.

(Pensiero della bottega, 3 maggio 2021)

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Teatro. 50 anni. Le cose più belle: da un emigrante, una contadina, un operaio, una maestra.

(Pensiero della bottega, 11 maggio 2021)

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Sandro Cianci

LETTERA

Care Amiche, Cari Amici,

Questa per me è una lettera molto difficile. Ci provo.

Quando, sei anni fa, fui colto da un improvviso malore, fui ricoverato d’urgenza in rianimazione. Dopo alcuni giorni ripresi coscienza: non ricordavo nulla di quanto mi era accaduto e, gradualmente informato, impiegai del tempo a rendermene discretamente conto.

A mano a mano appresi anche che l’accaduto aveva provocato nei miei concittadini tutti, nonché nelle amiche e negli amici residenti altrove, un’emozione della cui vastità faticai alquanto ad assumere piena consapevolezza. Era il segno di un affetto e di una stima che ancora mi commuovono profondamente e dei quali non smetterò di essere grato a tutti  gli abitanti della mia cittadina, Paglieta, ed a quanti e quante vivono altrove.

Ma intanto,ormai, la mia vita doveva cambiare. Anche questo impiegai anni a capirlo ed ancora, soprattutto, fatico ad accettarlo. A confermarlo è stato un intervento chirurgico, resosi successivamente necessario, la cui “eredità” si è fatalmente sommata a quella del precedente malore.
Oggi, quando mi si chiede “Come stai?”, per me è molto difficile spiegare. Anche avendo una giornata a disposizione. Né ci provo adesso. Dico solo che un intero mio equilibrio si è rotto e ancora oggi non ne sono venuto a capo. Questo, aggiunto ad altri fattori soggettivi ed oggettivi, mi impediscono di fare cose apparentemente semplici o che, quanto meno, per me lo erano diventate. Soprattutto sul piano delle relazioni.

In questa frantumazione, uno dei “pilastri” che mi mancano – e che, pur con mille errori, limiti ed insufficienze, ho sempre salvaguardato – è l’agire pubblico. Una vita. Mi rendo conto ora di quanto mi fosse fondamentale.
Per esempio: non mi manca tanto il teatro in quanto tale (o forse sì, ma si può sopravvivere) quanto le relazioni umane che esso produce ed arricchisce qualitativamente. Del resto, da lunghissimo tempo penso che il teatro è essenzialmente l’accendersi di una relazionalità straordinaria. Tolto ciò, nulla che valga la pena.

Ma restringo necessariamente e dolorosamente il discorso a ciò che per me è ora più urgente tentare di chiarire.
La cinquantennale attività teatrale, e forse non solo essa, ha fatto di me un punto di riferimento, in sensi diversi, per tante persone. Molto, molto al di là delle mie capacità e di ogni eventuale mio pur piccolo merito.
Per via di tutto questo, è accaduto e accade che più persone, non di rado contemporaneamente, si rivolgono a me con richieste di aiuto, per lo più sul piano umano-psicologico-culturale, o anche per altre ragioni. Non mi dispiace, anzi ho sempre condiviso e sono ben lontano dall’invocare per me la solitudine. Ma le mie complessive condizioni di salute, ossia quelle che mi è molto difficile spiegare, oggi come oggi, ed ignoro fino a quando, non mi consentono di svolgere i ruoli che mi vengono richiesti (fermo restando che non ne sarei comunque all’altezza) e mi impongono persino di limitare molto lo spazio per grandi amicizie che datano dall’infanzia. Si aggiunga infine, ma non certo come ultima concausa, il logoramento dei precedenti 50 anni (e neppure questa è una cosa che si spiega o si racconta).
Infine, in poche parole: non ce la faccio.
Sono dunque costretto a negarmi.

Purtroppo uno dei miei mille difetti è che non so parlare con franca semplicità. Così accade che vi sono persone (non sempre) che, anche per l’assenza di un’adeguata spiegazione, fanno fatica a comprendere il mio diniego o meritoriamente vi riescono ma a non piccolo costo. Lo capisco, lo capisco davvero, umanamente. E sono ben lontano dal muovere rimproveri, ci mancherebbe. Semmai vedo le mie responsabilità. Ma la conseguenza  dolorosissima è stata o è, talvolta (talvolta), che in conseguenza di ciò il rapporto, senza che nessuno lo voglia, ne soffra. Mi addolora profondamente.
Così come mi addolora molto essere – per diverse ragioni, soggettive ed oggettive, che concorrono -  pressoché del tutto assente anche dalla semplice vita quotidiana della mia cittadina. E’ l’ultima cosa che vorrei e prego i miei concittadini di credermi.

Chiedo a tutte ed a tutti di accettare le mie scuse.

Spero di essere riuscito, almeno un po’, a spiegare ciò che mi sta molto a cuore dire. Anche perché non credo che avrò ancora, in nessun modo ed in nessuna forma, la forza di parlarne, né in pubblico né in privato. Mi è costato tanto farlo adesso, ho abusato della disponibilità di tutti i lettori e le lettrici rispetto anche a questioni che appartengono al mio privato, e vorrei chiudere qui questo capitolo per me faticosissimo. Così, una volta per tutte, in teoria e nella pratica, finalmente.

Spero anche che, benché questo blog abbia pochissimi lettori, le mie parole riescano a raggiungere, non so in che modo, tante e tanti.

Grazie, grazie di cuore, per sempre.

Vi abbraccio con affetto.

Sandro Cianci

IMMAGINARIO TEATRO DI RACCONTI, VISIONI E APPARIZIONI

Un immaginario teatro di racconti, visioni e apparizioni trema per liberarsi al volo

Leggero il mondo, straziante il maggio
 
la più bella luce dell’anno sui crinali delle colline lontane

Passano cavalieri e dame

Mi trema incontro una farfalla bianca
Ecco il segreto! Potessi saperne il mistero: precaria e...libera!

Tu sciogli le tue ali – dice la farfalla – sennò che vuoi mai sapere”.


Sandro Cianci

"TEMPI DIFFICILI", DICIAMO

 

Da un testimone lucidissimo di tempi difficili (il periodo nazista) vissuti sulla propria pelle, per 15 anni, in condizione di solitudine, esilio, isolamento:


A chi esita

Dici:
per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era appena cominciato.

E il nemico ci sta innanzi
più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze. Ha preso
una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può negarlo.
Siamo sempre di meno. Le nostre
parole d’ordine sono confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha stravolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.

Che cosa è errato ora, falso, di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto? Su chi
contiamo ancora? Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
comprendere più nessuno e da nessuno compresi?

O contare sulla buona sorte?

Questo tu chiedi. Non aspettarti
nessuna risposta
oltre la tua.

Bertolt Brecht

(B. Brecht, “Poesie di Svendborg”, in : Bertolt Brecht, “Poesie”, Einaudi, Torino, 1992, pag. 169; traduzione di Franco Fortini).