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C' EST TOUT

 

C’est tout”, dicono i francesi, “E’ tutto”.

 1. 

"Non è ciò che vedi che è importante, ma ciò che accade tra le persone".

(Rirkrit Tiravanija, artista tailandese, a proposito della cosiddetta "opera d'arte")

2. 

"Vi auguro salute e felicità. Ma non posso unirmi a voi in questo viaggio, sono solo un visitatore. Qualunque cosa io tocchi mi ferisce nel profondo. E inoltre non mi appartiene.

C’è sempre qualcuno pronto a dire: “E’ mio”. Io invece non ho nulla di mio.
[… ] Datemi un luogo da guardare. Dimenticatemi nel mare.
Vi auguro salute e felicità”.

(Da: ”Il passo sospeso della cicogna”, film di Theo Angelopoulos)

Al tirar delle somme, e per quel che mi riguarda, questo è tutto.

Sandro Cianci

OLTRE L' IO

Una bottega "a fondo perduto", quale è questa, non fa nulla perché "deve" farlo. E quello che farà, ogni volta che apre, non lo sa. Può nascere da qualsiasi cosa: un pensiero, una parola, una memoria, una storia, un bisogno orfano e vattelappesca...

E' così che sono nati questi versi.

 

(Silenzi e voci)


Noi lottammo
Noi vincemmo
Noi lottammo
Noi perdemmo
Noi sbagliammo


Tutto, dunque,
ma gridammo

E vedevamo

oltre l’io
l’intero mondo.


Sandro Cianci

IL RESTO DELLA PANDEMIA: PICCOLE RIFLESSIONI

Tutto ciò che di negativo emerge con la pandemia riguardo riguardo al sistema che regola il nostro modo di convivere – per esempio: competizione in spregio di ogni valore umano tra Stati, categorie sociali e persino individui – temo che non sia affatto il portato inevitabile della pandemia stessa ma solo la rivelazione in maniera più evidente del sistema sociale ordinario che regola la nostra vita.

Da quest’altra, radicale “pandemia”, destinata a durare ben oltre il Covid, a mio parere non usciremo se non avendo il coraggio di guardare fino in fondo il volto di questo nostro sistema per cominciare insieme a discutere, sperimentare ed a mano a mano calibrare un sistema profondamente diverso.

Ci vorrà tempo? Sicuramente e molto. Utopia? Sì e tanta. Ma l’utopia non è un mondo “perfetto” bensì ciò che – in quanto idea, bi-sogno, speranza – ci fa camminare e, camminando, crescere, diventare migliori come persone, come comunità, come vita.

Due citazioni (nulla di mio) per cominciare-tornare ad immaginare un altro modo di essere società:

La stima maggiore devesi non già a colui che accumula ricchezza per sé a scapito degli altri, ed ha maggior numero di servitori, ma a chi serve di più gli altri e agli altri dona di più”  Lev Tolstoj

Noi vogliamo dunque abolire radicalmente la dominazione e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo; noi vogliamo che gli uomini, affratellati da una solidarietà cosciente e voluta, cooperino tutti volontariamente al benessere di tutti; noi vogliamo che la società sia costituita allo scopo di fornire a tutti gli esseri umani i mezzi per raggiungere il medesimo benessere possibile, il massimo possibile sviluppo morale e materiale; noi vogliamo per tutti pane, libertà, amore, scienza”  Errico Malatesta

Vaghezze? Continuiamo pure a chiamarle così. In compenso non abbiamo altra scelta e prima o poi lì bisognerà arrivare.
Riprendiamo allora il lungo cammino imparando a procedere per prove ed errori, sapendo ormai che non esistono modelli assoluti e che anzi questi si trasformano prima o poi in un altro, micidiale modo di rinnegare l’umanità.
Puntiamo sulla lettura, l’istruzione, la cultura, la parola che è incontro, rispetto e riconoscimento dell’altro, socialità creatrice.

Sandro Cianci

L' ALTRA RICCHEZZA

Ci sono cose che non hanno bisogno di essere presentate né spiegate. Si spiegano da sole ed una sola parola in più le rovinerebbe. Di mio aggiungo solo, se posso, una calda esortazione a leggere ed a leggere interamente:

“Caro Presidente del Consiglio Prof. Mario Draghi, chi Le scrive è una sindaca di Provincia, che si spende per una comunità di 35mila persone e che può solo immaginare cosa significhi governare un Paese di 60milioni di abitanti, a maggior ragione in un momento così drammatico. Tuttavia, come donna, come madre, come cittadina e, infine, come sindaca, sento di dovere aggiungere un piccolo peso a quelli che già incombono sulla sua figura, perché ritengo che il nostro Paese, pochi giorni fa, abbia violato in modo grave codici di civiltà decisivi, come la riconoscenza, la lealtà, la memoria, la solidarietà.

Un anno fa la Brigata Henry Reeve, con 52 medici ed infermieri cubani, è arrivata in soccorso della mia città, Crema, della mia gente, del nostro Ospedale, aggrediti e quasi piegati dalla prima ondata pandemica. I sanitari cubani si sono presentati in una notte di marzo dalle temperature rigidissime, in maniche di camicia, infreddoliti ma dignitosi. Avevano attraversato l'Oceano per condividere un dramma che allora ci appariva quasi senza rimedio e le giornate si consumavano in un clima di morte. Anche oggi è così, ma dodici mesi fa il nemico era oscuro e sembrava onnipotente, la scienza non aveva ancora trovato le contromisure. Oggi vediamo la luce, allora eravamo in un racconto dall’esito incerto.

In una sola notte, grazie alla solidarietà dei cremaschi e delle cremasche, li abbiamo vestiti ed equipaggiati. Da quel momento e per oltre due mesi si sono sigillati in un Ospedale da campo, montato di fianco al nostro ospedale, gomito a gomito coi nostri sanitari, per prestare cure e supporto alla popolazione colpita dal virus, generando una risposta di coraggio nelle persone, che in quei mesi si è rivelata decisiva. E’ stato quello il primo vaccino per noi cremaschi! E non appena la pressione sull'ospedale è diminuita, gli stessi amici cubani si sono immediatamente convertiti all’intervento sul territorio. La medicina a Cuba si fa casa per casa, una dimensione che noi abbiamo coltivato poco, e le debolezze di questa scelta le abbiamo misurate tutte, durante la pandemia, attraversando strade ostili e non presidiate.

E’ bastato il suggerimento della Associazione Italia-Cuba al Ministro Roberto Speranza, perché partisse una richiesta di aiuto, e lo Stato di Cuba, in una manciata di giorni, il 21 marzo del 2020, rispondeva inviando a Crema 52 operatori sanitari, mentre altri 39 sarebbero arrivati il 13 aprile successivo a Torino, per svolgere la stessa missione umanitaria, riscrivendo la parola solidarietà nelle vite di molti italiani, abbattendo ogni barriera e depositando un lascito civile e pedagogico, per le nostre comunità ed i nostri figli. Solo allora abbiamo capito che il virus avrebbe perso la sua battaglia, e ancora oggi viviamo di quella rendita, per questo abbiamo meno paura.
Mi rendo conto che esistono “equilibri” internazionali e che vi sono tradizionali posizioni"atlantiste" del nostro Paese, ma quando ci si imbatte nello spirito umanitario dei cubani “situati”, che come ognuno di noi ambiscono a una vita migliore, quando, superati i muri ideologici, ci si trova di fronte ad un altro segmento di umanità, capace di guadagnarsi la gratitudine e la riconoscenza di tanti italiani, si finisce per trovare inqualificabile la posizione assunta dal nostro Paese in seno al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, laddove era in discussione una risoluzione che condannava l'impatto sui diritti umani di sanzioni economiche unilaterali ad alcuni stati, fra cui appunto Cuba.

"La nostra Patria è l'umanità", con queste parole ci avevano salutato i nostri Hermanos de Cuba arrivando a Crema ed io le chiedo, caro Presidente, qual è la nostra, di Patria, se l'opportunismo e la realpolitik ci impediscono di rispondere in termini di reciprocità ai benefici ricevuti ed alla solidarietà che un Popolo assai più umile, più povero e con molti meno mezzi del nostro, ma ricco di dignità , umanità ed orgoglio, ci ha donato in uno dei momenti più drammatici della nostra storia repubblicana.

Questa presa di posizione dei nostri rappresentanti alle Nazioni Unite, peraltro su un atto dalla forte valenza simbolica, doveva essere diversa, perché era necessario rispondere con maturità politica a un’azione gratuita e generosa, che aveva salvato vite vere di italiani in carne ossa. Mi domando che senso pedagogico e politico possa avere invece avuto il nostro voto contrario. Non è così che si favorisce il cambiamento delle relazioni, persino di quelle internazionali.

Era l’occasione giusta per reagire con un atto di lungimiranza, capace di spezzare posizioni cristallizzate, vecchie di oltre mezzo secolo, proprio per dimostrare il desiderio di affratellarsi con tutte le genti, in un Pianeta in cui i confini e le ideologie appaiono ogni giorno più lontani dallo spirito delle nuove generazioni.

Chiedo a lei, signor Presidente, di fare giungere un positivo gesto istituzionale e un grazie ai nostri fratelli cubani, un atto che, dopo l’improvvida presa di posizione, li rassicuri sul nostro affetto e la  nostra vicinanza, che apra la strada a un consolidamento dell’amicizia e che permetta alla democrazia di guadagnarsi una possibilità.
Con stima,
Stefania Bonaldi – Sindaca di Crema”

 

Sandro Cianci

QUANDO?

I paesi a basso reddito saranno in grado di vaccinare solo il 3% della popolazione entro metà dell’anno e il 20% entro la fine del 2021. (Fonte: Oxfam/Emergency, marzo 2021).
Intanto, a oggi, Unione Europea e Regno Unito, per sopperire alla scarsa quantità di vaccini disponibili, hanno attinto a dosi inizialmente destinate ai paesi più poveri. (Fonte: come sopra).
Per arrivare a quei vaccini sono stati spesi, a livello mondiale, all’incirca cento miliardi di dollari tra fondi pubblici e donazioni delle organizzazioni filantropiche internazionali. (Fonte: come sopra).

Dunque togliamo il vaccino ai poveri.
La richiesta di una deroga sui brevetti per la sua produzione è bloccata dai paesi ricchi presso l’Organizzazione mondiale del commercio.
Il profitto di poche, ricchissime multinazionali del farmaco viene prima della salute di milioni, miliardi di persone.
La salute non è un bene universale da tutelare.
Ma “la vittoria di uno solo significherebbe la sconfitta di tutti. Non possiamo permetterci di non vaccinare tutto il mondo”, avverte Sara Albiani, responsabile salute globale di Oxfam Italia.

Mi chiedo che schifo è un sistema come questo.

Quando si leverà il nostro “NO”, il NO  di noi tutti e tutte, semplice umanità?


Sandro Cianci