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LE PIU' TENUI

[...] Guardatevi intorno e domandatevi se un Teatro da solo,con profondi ideali, con scopi puramente umani e poetici, con volontà incrollabilmente sociali, poteva sopportare il peso di un’intera società allo sbaraglio, e in essa, di un teatro alla deriva!
Abbiamo già dato e resistito troppo.
Per quanto mi riguarda ho dato tutto.
[…]
Vi lascio solo un’idea di ‘fare teatro’ in un modo diverso dagli altri. Questo non vi servirà molto. Anzi, vi farà soffrire di più. Ma sarà anche il segno del vostro orgoglio. Portate con voi l’esempio di una moralità teatrale per un mondo migliore e più buono.
Non dimenticatevi: in epoche oscure le luci più tenui brillano come stelle.
E ricordatevi anche che, nonostante tutto, il Mondo non finisce qui. Che il Teatro non finisce qui

Giorgio Strehler

 

(G. Strehler, "Lettere sul teatro", a cura di Stella Casiraghi, Archinto, Milano, 2000, pp.168-169).

 

SOPRATTUTTO PER QUESTO

COME  UN  EPILOGO


Ricordatemi – disse. Ho percorso migliaia di chilometri
senza pane, senz’acqua, sopra pietre e spine,
per portarvi pane e acqua e rose. La bellezza
non l’ho mai tradita. Ho spartito equamente tutti i miei averi.
Non ho tenuto nulla per me. Poverissimo. Con un giglietto di campo
ho illuminato le nostre notti più feroci. Ricordatemi.
E perdonatemi quest’ultima tristezza: Vorrei
mietere ancora una volta con la falce sottile della luna
una spiga matura. Rimanere sulla soglia a guardare
masticando il grano, un chicco dopo l’altro, con gli incisivi
ammirando e benedicendo questo mondo che lascio,
ammirando anche Colui che sale il colle nel tramonto dorato. Osservate:
Sulla manica sinistra ha una toppa quadrata color porpora.
Non si distingue chiaramente. Soprattutto quella volevo mostrarvi.
E forse soprattutto perciò varrà la pena che mi ricordiate.

Ghiannis Ritsos

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “I negativi del silenzio”, 1987, in “Molto tardi nella notte”, Crocetti Editore, 2020.

LA PENULTIMA COSA

Da qualche tempo, quando scrivo o copio qualcosa da mettere in questa “bacheca”, ho la quasi certezza di scrivere l’ultima cosa che ho da dire. Poi, magari dopo 5 minuti, ne scrivo un’altra…
Adesso ho di nuovo i “sintomi” dell’ultima cosa. Copio parole da me già pubblicate di Franco Scaldati e non giuro che saranno le ultime. Ma certamente, per quel che mi riguarda, sono ciò che ho voluto dire sempre.

“La bellezza è degli sconfitti. Il futuro non è dei vincitori, è di chi ha la capacità di vivere. E chi ha la capacità di vivere, di essere totalmente se stesso, è inevitabilmente sconfitto. E’ qui il seme che si crea e si traduce in futuro, vita: una sconfitta di straordinaria bellezza. Le facce degli sconfitti, le loro voci, continuano ad esistere. Sono i vincitori che non esisteranno più. Questo è il grande splendore dell’esistenza.”

                                                                                             Franco Scaldati

Sandro Cianci

I POETI

Se sono veri, sono sempre fuori tempo. Da fuori tempo a fuori luogo il passo è breve. Come questo poeta del quale sto per citare parole.
Era fuori tempo e luogo 50-60 anni fa, quando le disse. Oggi è eliminato e basta.
Eppure: “Solo i poeti hanno una vocazione. Solo i poeti restano”, diceva Louis Jouvet, maestro di teatro.
C’è poco da fare.

“Finché l’uomo sfrutterà l’uomo, l’umanità sarà divisa in padroni e servi, non ci sarà né normalità né pace. La ragione di tutto il male del nostro tempo è qui”.


“L’altro è sempre infinitamente meno importante dell’io ma sono gli altri che fanno la storia”.


“Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone”.


“Prevedo la spoliticizzazione completa dell’Italia: diventeremo un gran corpo senza nervi, senza più riflessi. (…) La strada maestra, fatta di qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata. Resterà forse, come sempre è accaduto in passato, qualche sentiero: non so però chi lo percorrerà, e come”.

                                                                                          
                                                                                                                                                                                                               Pier Paolo Pasolini


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Sandro Cianci

CHE COS' E' IL TEATRO

“Il teatro. Creazione degli uomini per arrivare più in là e più in su?
Esorcismo per combattere ognuno di noi i fantasmi che ci abitano?
Gioco puerile che non va né più in là né più in su di un gioco di bambini?
Nessuno è riuscito ancora a trovare delle spiegazioni vere che riempiano il vuoto immenso di queste domande:
Che cos’è il teatro? Perché si va a teatro? Perché si fa teatro”


“Non ci può essere teatro senza il valore dell’umano. Senza quella luce non c’è niente”

Giorgio Strehler