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DEL CAMBIARE

L’altro giorno C. D. è arrivato in bottega seriamente preoccupato. La faccia era un programma. “Che succede?”, gli ho chiesto. Allora mi ha messo davanti un articolo con queste dichiarazioni di Gino Strada:

[…] La sanità è un compito essenziale dello Stato che deve assicurare a ogni cittadino il diritto a essere curato. Al contrario, la pandemia ha messo in evidenza l’estrema fragilità del nostro sistema sanitario: nel mezzo della pandemia ci siamo resi conto che non avevamo i dispositivi di protezione, che i posti di terapia intensiva erano insufficienti, che mancava personale, che la sanità territoriale era inesistente, che al di fuori degli ospedali tanti malati venivano semplicemente abbandonati al proprio destino.
Siamo stati travolti, come tanti altri Paesi, da un’emergenza mai vista prima, ma la maggior parte dei problemi che abbiamo avuto sono strutturali, non emergenziali.
Le persone che sono morte in casa senza essere mai state visitate da un medico, ad esempio, hanno poco a che fare con l’imprevedibilità dell’epidemia e molto con il fatto che la sanità di base è stata progressivamente smantellata.
Nel decennio 2010-2019 tra tagli e definanziamenti al Sistema Sanitario nazionale (SSN) sono mancati circa 37 miliardi, con un investimento che non recupera neanche l’inflazione.
[…] Gli ospedali sono stati trasformati in aziende e i mantra degli ultimi anni sono stati il ‘contenimento della spesa ed efficientamento dell’esistente’, i piani di rientro e il pareggio di bilancio.

Il focus del dibattito pubblico è sempre sugli aspetti economici, trascurando la questione centrale: di quale sanità hanno bisogno i cittadini?
La risposta è semplice: una sanità pubblica, unica e non regionale, gratuita e di alta qualità.
Quanto deve spendere lo Stato per realizzarla? Quanto serve: non un euro in più, non un euro in meno.
Le risorse ci sarebbero, e in abbondanza: basterebbe eliminare i fondi destinati al privato dal budget della sanità pubblica. […] una quota sempre maggiore del budget sanitario va in convenzioni e accordi con il privato innescando una spirale pericolosa. Questo è il risultato della scelta di far entrare il profitto nella sanità. Tutti i tentativi di riforma si sono scontrati sempre con questo punto centrale: è lecito o no il profitto nella sanità? E’ conveniente, è utile per i cittadini?
Personalmente, penso che chi vuole ha il diritto di costruire e gestire ospedali e cliniche, laboratori e case di cura. Ma dovrebbe farlo con i soldi propri, e non attingendo ai soldi pubblici.
Come comunità dobbiamo riflettere sul fatto che un bene così importante come la salute sia soggetto al profitto. L’idea di entrare nella medicina per investire e ricavare denaro sulle sofferenze altrui è inconciliabile con il concetto di cura come diritto umano.
Se neanche una pandemia epocale riesce a farci riorganizzare le nostre priorità, stiamo perdendo l’ultima occasione per riformare le basi della società in cui vogliamo vivere”.

Dopo aver letto, ho detto a C. D. :

-Capisco la tua preoccupazione ma, francamente, che in Italia la situazione della sanità fosse esattamente questa lo sapevamo tutti da un pezzo.

-No, non si tratta di questo.

-E di cosa, allora?

-E’ che se si fa quello che dice Gino Strada dove andiamo a finire?

-Tranquillo, non accadrà.

-Perché?

-Perché metterebbe in discussione i valori.

-E’ quello che dico anch’io! Però tu come fai ad essere certo che, per così dire, il vento non cambi?

-Guarda, solo per fare un esempio, cosa succede ogni volta che qualcuno parla di intaccare le grandi ricchezze. La maggior parte dei giornalisti insorge con una sola voce, con tanto di argomenti per convincerci che si tratterebbe indiscutibilmente di una grave ingiustizia, con disdicevoli ripercussioni sull’intero sistema, dunque a danno di tutti noi… Oppure nota il magnifico silenzio che circonda la proposta di non pochi Paesi di sospendere temporaneamente i brevetti sui vaccini onde facilitare  l’accesso al farmaco da parte dei Paesi poveri…
Non è meraviglioso? Un unisono, una religiosa, compunta coralità. E tutto questo senza che neanche si debba organizzarlo.
No, tranquillo, abbiamo un controllo del senso comune inesorabile. Una sorta di ferreo sistema di sicurezza protegge i nostri valori fondanti.

-Accidenti, con quanta facilità si arriva a dimenticare le certezze decisive. Anzi, vuoi che te lo confessi? Mi ero perso. Tu pensa: ero quasi arrivato a credere che quanto proposto da Gino Strada fosse ragionevole!


(N. B. : Le dichiarazioni di Gino strada sono tratte da un suo articolo apparso su “Emergency”, n. 98, Marzo 2021, pag. 14)

Sandro Cianci