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TERRE DI SILENZI: YAHYA

Il braccio di mare che separa la costa turca dall’isola greca di Samos è uno dei più trafficati al mondo.
Vi passa gente in fuga dalle guerre diretta ai Paesi ricchi dell’Europa: donne, uomini e bambini; Siriani ed Afgani. Anche la Turchia è Europa, certo, ma è pagata dall’Europa per impedire a quei poveri cristi di venire in Europa.  
Così Nadir, afgano, ha trascorso anni in Turchia senza riuscire ad ottenere il  permesso di restarvi. La sua terra ha nome zero e non è in cielo, in terra o in nessun luogo. Dove deve stare boh.

Sera del 7 novembre 2020, ore 10. Nadir, il figlio Yahya di 6 anni ed altri migranti, fuggono dalla costa turca su un gommone per raggiungere Samos lotteria della vita.

10 minuti a mezzanotte. In un punto della Norvegia squilla il telefono. Risponde Olsen, fondatore di una Ong che si occupa di monitorare le imbarcazioni in difficoltà nell’Egeo e chiamare i soccorsi. Sente urla, non si capisce nulla. Alla fine: “emergenza”, “persone in acqua” e dati sulla posizione in mare.
Olsen chiama la Guardia Costiera di Samos e riferisce tutto, poi chiama il gommone e state tranquilli stanno arrivando.

Mezzanotte e dieci. I naufraghi vedono i fari di due imbarcazioni, ecco che si avvicinano e dai che è fatta. Invece si allontanano e vai a capire.

L’una. Olsen chiama di nuovo la Guardia Costiera: nulla.

Le due. Olsen chiama di nuovo la Guardia Costiera: nulla.

Nulla più nulla fa due, zero.
Poi si perdono pure i contatti.

Piena notte. Olsen riesce di nuovo a parlare con la Guardia Costiera. Questa è preoccupatissima di sapere chi diavolo è sto Olsen. Vabbè allora lasciamo perdere.

La mattina dopo. Il corpo del piccolo Yahya viene ritrovato privo di vita in un’area della costa impervia e rocciosa. Altri passeggeri vengono intercettati in cammino in vari luoghi. Quando si dice l’ efficienza.

Di solito, quando c’è un naufragio, vengono allertati l’ufficio centrale nel Pireo, Frontex che opera nell’area e un elicottero. Stavolta niente.
Dai, nessuno è perfetto.



Piccolo Yahya, il tuo papà, quella notte, era quasi annegato perché non sa nuotare; ti aveva cercato senza trovarti; ma loro hanno trovato lui e te lo hanno portato all’obitorio. E’ vero, non ti ha fatto una carezza. Ma era ammanettato per averti compromesso l’esistenza.
Questo, dicono, per tentare di dissuadere gli altri migranti dal tentare la  traversata e perdere la vita.

Quando si dice lo spirito umanitario.


Sandro Cianci
(Fonte: “Avvenire”, articolo di Francesca Ghirardelli, 25 novembre 2020).