A volersi proprio rovinare uno potrebbe proporre all’attenzione altrui, di questi tempi, un brano di Brecht che è poi – peggio ancora – una riflessione su una determinata situazione della società e sul ruolo dell’arte – più in particolare: del teatro – all’interno di essa, in un particolare momento storico. E’ quello che provo a fare qui di seguito.

Era il 1948. Tempi lontani. Ma anche no.

Il completo sfacelo materiale e spirituale ha indubbiamente prodotto (…) una generica sete di novità; anche l’arte, a quel che si sente dire, viene da più parti spronata a tentare nuove vie. Poiché naturalmente sussiste grande confusione intorno alle idee di nuovo e di vecchio, , e la paura del ritorno del vecchio si unisce a quella dell’instaurazione del nuovo, (…) ben faranno gli artisti a non fidare ciecamente nell’affermazione che ogni novità sia da salutare con simpatia. L’arte, però, via via che progredisce, può almeno orientarsi: e deve farlo insieme alle parti progressive della popolazione, non già tenendosi lontana da queste: insieme con loro deve passare dallo stato di attesa della cura a quello dell’intervento attivo e, nella generale decadenza, scegliere il punto da cui iniziare.(…)

La società borghese, che produce anarchicamente, solo nei momenti di catastrofe si capacita delle proprie leggi di movimento; solo il comignolo che le precipita sulla testa le rivela, come dice Marx, la legge di gravità. Ma la sventura di per sé è cattiva maestra: i suoi scolari apprendono, sì, la fame e la sete, ma non molto spesso la fame di verità e la sete di sapere. Le sofferenze non fanno del malato un terapeuta (…) Se il teatro è in grado di mostrare la realtà, deve essere anche in grado di trasformare l’osservazione della realtà in godimento.(…) E, per di più, il difficile dell’arte è precisamente quello di dover attendere alle proprie faccende – per quanto scoraggianti possano essere le prospettive – con assoluta leggerezza di tocco.

Può darsi perciò che, proprio in tempo di ricostruzione, fare dell’arte progressiva sia tutt’altro che facile. Ma questo dovrebbe stimolarci”.

Ringrazio quante e quanti hanno avuto la bontà di leggere fino in fondo queste righe tratte da: B.Brecht, “Scritti teatrali. Note ai drammi e alle regie”, vol.III, Einaudi, 1975, pp. 237-238. Probabilmente il Me-ti vi tornerà sopra, in più modi, durante l’intero 2019. Intanto, possiamo cominciare a pensarci.

Grazie ancora.

                                                                 Sandro Cianci