Martedì 3 Giugno 2014

Oggi sono stato nel quartiere “Pozzarelli-San Nicola”. Non vi andavo da tempo. Ho trovato più colore, facciate riverniciate, muri nuovi, un forte contrasto tra l’aria spenta delle vecchie case sopravvissute ed il resto. La percezione del “labirinto”, che da sempre per me è la mappa immaginaria di questo quartiere, sembrava però attenuata.

     Mi tornavano in mente i colori pastello di Ioannina, in Grecia. Pensavo che qui sarebbero stati bene, avrebbero accompagnato con discrezione, come comprendendone il respiro, la bella umiltà delle case. L’avrebbero illuminata privandola, dove necessario, della mestizia che accompagna ogni abbandono. E l’intero quartiere sarebbe diventato una sorta di dono educativo per tutti noi.

Mi accoglie la signora Concetta, seduta su di un gradino al quadrivio sotto casa sua. “Qui siete sempre i benvenuti!”. Sa perché mi trovo qui. Oggi per me è il primo giorno di “perlustrazione”, fra poco più di un mese deve essere pronto un nuovo evento itinerante, il “viaggio” che viviamo ogni anno – attori e spettatori – per le vie del paese, tra i campi, sulle colline, lungo le rive del fiume e del mare. Che bella cosa essere ricevuti. In quartieri come questo si passa solo se si viene apposta e gli abitanti di luoghi così, pur senza dirlo, potrebbero pensare “Questo che ci fa qui?”. Invece no, la signora Concetta mi accoglie, e con me accoglie il teatro.

Ho fretta, però, e mi congedo presto. il mio è solo un breve giro per vedere se più sotto, verso la campagna, hanno per caso aperto una nuova strada. Le sensazioni non fanno in tempo ad imprimersi.

Più avanti, un’altra anziana signora è seduta davanti casa. La riconosco. Voglio parlare con lei, voglio sapere se si ricorda ancora del teatro. Mi avvicino. Mi chiede se sono quello che la settimana prima l’ha aiutata a rialzarsi da terra. Mi accorgo che ha lividi sul volto. No, dico, io sono uno di quelli del teatro.

-E’ molto tempo che non si vede il teatro, qui! –, mi risponde con rammarico.

-Forse quest’anno torneremo a passare -, dico.

La vedo contenta, davvero. Queste persone sono quello che dicono. Mi torna in mente Strehler: da vecchi si fa teatro “con più dubbi, più fatica, maggiore tristezza. Però poi si pensa che ci sono di mezzo degli esseri umani. Soltanto a quel punto si arriva al vero amore per il teatro”.

     Come potremo dimenticare Pozzarelli, quest’anno?

 

 

                                                                                 Sandro Cianci

 

(Da: Sandro Cianci, "Le luminarie sono finite. Viaggio nel mio paese ed in alcuni lontani...dintorni". Inedito)