Un festival teatrale, Francia, aperta campagna. Tendoni da circo, vi recitavano le compagnie. Fu lì che lo incontrammo la prima volta. Stava per finire il ‘900.

Anzi, prima incontrammo pezzi di carta, foglietti, fogli tenuti fermi sull’erba da sassi. Altri erano appesi ai fili, come si fa con il bucato. Le sue poesie, le poesie di JO HODINA. Esile, barba bianca, lenti ed occhi chiari. Non era lì per vendere nulla. I versi, dolci e fulminanti insieme, erano un’occasione per incontrare le persone. Viveva solo, ma toccava il cuore del mondo.

Lo invitammo, venne. “Il Paese Mediterraneo” dei primi anni 2000. Stese le sue poesie sul magnifico colle di Collemici che guarda l’intero paese ed il mare. Era sera, non c’era una gran luce, brillavano di più quelle del paese, là in fondo, come un cielo caduto in terra che appare solo a chi ha smesso di consumare tutto.

Lui cercava con gli occhi le persone, non conosceva la lingua. Lo accompagnava Claudine, infaticabile, generosissima amica sua e nostra. Ha saputo aiutarlo sino all’ultimo istante. Perché Jo se n’è andato, due notti fa. Calmo, senza soffrire. A lui si addiceva benissimo il profilo che Ritsos tracciava del poeta: “Per quanto immerga la sua mano nelle tenebre,/ la mano non annerisce mai./ E’ impermeabile alla notte. Quando se ne andrà/ (perché tutti ce ne andiamo un giorno), immagino che resterà/ un sorriso dolcissimo su questa terra,/ un sorriso che non smetterà di dire e ancora / a tutte le secolari speranze vanificate.”

Sembra la tua foto, Jo, il tuo sorriso, dove le poesie si inscrivevano in un corpo, in una luce, facendo trasparente il loro segreto: quello di essere il doppio di un’anima semplice, umile, chiara, la tua, che illuminava con lampi lancinanti d’amore e d’intelligenza un mondo spesso così buio.

Ora ritroverai il vento ed i fili d’erba, diventerai l’indicibile della nostra anima e dei tanti ai quali hai donato senza risparmio ciò che solo i veri poeti sanno donare.

Grazie, Jo. Che il sole sempre ti sia compagno e continui a raccontarti le storie più belle dei nostri cuori. Le appenderà, come facevi tu con i tuoi versi, alle stelle più luminose dell’universo.

Au revoir, Jo. Ciao.

                                                         Il Piccolo Teatro del Me-ti