C’era una volta un gallo che si svegliava molto presto tutte le mattine e diceva agli animali del pollaio “Vado a cantare per far nascere il sole”. In seguito saliva fino al cocuzzolo del tetto e comandava con molta determinazione: “Chicchiricchì!”. Poi rimaneva in attesa.

Poco tempo dopo, una palla rossa cominciava ad apparire, finché si poteva vedere tutta, sopra le montagne, mentre illuminava ogni cosa.

Il gallo, allora, tornava orgoglioso dagli animali del pollaio e commentava: “Cosa vi dicevo?”. E tutti rimanevano a bocca aperta e pieni di rispetto davanti a un potere così straordinario: cantare per far nascere il sole!

Il gallo, dal canto suo, soffriva di enormi sbalzi d’umore. All’alba, dopo la nascita del sole, si sentiva come un dio, onnipotente e ammirato. Ma la sera lo assalivano depressione e angoscia.

Non posso arrivare tardi”, diceva. “Se non canto il sole non nascerà”. E così non riusciva a dormire un sonno tranquillo. Questo, in verità, capita a tutte le persone che si ritengono potenti. Aleggia sempre su di loro la minaccia della fine del mondo.

Avvenne, come era da prevedere, che un mattino il gallo non si svegliò. Non cantò per far nascere il sole. E il sole…nacque senza il suo canto.

Il gallo si svegliò con la confusione del pollaio. Tutti parlavano contemporaneamente. Il sole è nato senza il gallo…Il povero gallo non poteva credere a quello che i suoi occhi vedevano: l’enorme palla rossa, là, in cima alla montagna. Come era possibile? Ebbe allora un attacco di depressione, scoprendo che il suo canto non era così potente come pensava. E la vergogna era troppa. Gli animali, da parte loro, ne furono molto felici. Scoprirono che non c’era bisogno del gallo perché il sole nascesse. Il sole nasceva in ogni caso.

Passò molto tempo senza che si udisse il canto del gallo, tanto era depresso e umiliato.

Finalmente un bel mattino il pollaio fu svegliato di nuovo dal suo canto. Lui era là, come in passato, sul cocuzzolo del tetto, con il petto gonfiato.

Stai cantando per far nascere il sole?”, gli chiese il tacchino, sghignazzando fragorosamente.

No”, rispose il gallo. “Prima, quando cantavo per far nascere il sole, ero uno svitato. Ma adesso canto perché il sole nasce. Il canto è lo stesso. E io sono diventato un poeta!

                                              Rubem A. Alves

(Riduzione di un racconto di Rubem A. Alves tratto da: “La bellezza del crepuscolo, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose, Magnano, 2018, pp. 119-123)