“Bisogna essere lenti come un vecchio treno di campagna…Andare lenti è incontrare i cani senza travolgerli, è dare i nomi agli alberi, agli angoli, ai pali della luce…

…E’ suscitare un pensiero involontario e non progettante…il pensiero necessario, quello che viene su da solo, da un accordo tra mente e mondo.

Andare lenti è fermarsi su un lungomare, su una spiaggia, su una scogliera inquinata, su una collina bruciata dall’estate, andare col vento di una barca e zigzagare per andar dritti.

…Andare lenti è rispettare il tempo, abitarlo con poche cose di grande valore, con noia e nostalgia, con desideri immensi sigillati nel cuore…sapersi riempire la giornata con un tramonto, pane e olio. Andare lenti vuol dire…la scomparsa della folla variopinta delle merci e il tornar grandi delle cose necessarie. Andare lenti è essere provincia senza disperare…è il filosofare di tutti, vivere ad un’altra velocità, più vicini agli inizi e alle fini, laddove si fa l’esperienza grande del mondo, appena entrati in esso o vicini al congedo…Andare lenti vuol dire ringraziare il mondo, farsene riempire. C’è più vita in dieci chilometri lenti e a piedi che in una rotta transoceanica…Si ospitano più altri quando si guarda un cane, un’uscita da scuola, un affacciarsi al balcone, quando in una sosta buia si osserva un giocare a carte, che in un volare, in un faxare, in un internettare. Questo pensiero lento è l’unico pensiero, l’altro è il pensiero che serve a far funzionare la macchina, che ne aumenta la velocità, che si illude di poterlo fare all’infinito. Il pensiero lento offrirà ripari ai profughi del pensiero veloce, quando la macchina inizierà a tremare sempre di più e nessun sapere riuscirà a soffocare il tremito. Il pensiero lento è la più antica costruzione antisismica”. (Franco Cassano)

Care Amiche, cari Amici, sono convinto che non si esce davvero da nessuna crisi senza avere una visione complessiva, profonda, di ciò che si vuole costruire. Del Paese, dell’Europa, del Mondo di domani. Nello stesso tempo non si esce da nessuna crisi senza avere risposte concrete, immediate, per le paure, i bisogni, le dolorose emergenze dell’oggi, ivi compreso il crescente, drammatico aumento della povertà assoluta anche in Italia. E ancora: non si esce da nessuna crisi dividendosi in “concretisti” (posso dire così?) ed “idealisti”. Le indispensabili risposte per l’oggi hanno forza solo se nascono da un’idea ampia, profonda, di largo respiro, della società, dei valori, della vita, delle relazioni umane di domani. Da un’idea per la quale lavorare e battersi, della quale rappresentano la traduzione “concreta”. Da un’idea capace, senza diventare l’anticamera di un nuovo totalitarismo, di rigenerare nel cuore di uomini e donne speranze, desiderio di futuro.

Le parole di Franco Cassano, che ho voluto citare all’inizio, alludono senza nasconderlo ad un Sud che - con la sua cultura frutto di sedimentazioni millenarie, di incroci con altri popoli ed altre culture – lungi dall’essere un “problema”, può diventare un elemento importante, decisivo, della soluzione. Mi riferisco alla parte migliore e diffusa di quella cultura: per esempio all’attitudine a mettere al centro di ogni cosa la vita, ben al di là del monoteismo del denaro, ben oltre il pensiero unico della “salvifica” competizione selvaggia, ben lontana dalla riduzione degli esseri umani a calcolo economico ed a protesi della tecnica. Il Sud che sa essere Nord di un altro Sud senza nulla perdere della sua anima più vera che peraltro, in quanto parte costituiva dell’anima umana, è in ogni persona, indipendentemente dall’area geografica di provenienza. Il Sud, dico, senza nulla mitizzare, senza nascondere i limiti dei quali deve ancora liberarsi, senza men che mai alludere a chiusure identitarie da contrapporre ad altre chiusure identitarie. Dalle chiusure – la Storia ce lo ricorda – alla lunga nascono solo scontri, lacerazioni, guerre, perdite umane e di umanità che nessuno potrà mai risarcire.

Care Amiche, cari Amici, queste sono alcune delle mie convinzioni nel drammatico mutamento storico che stiamo vivendo. In esse risiede una parte importante di quel poco che ho da dire, soprattutto una parte importante delle mie speranze. Se potranno essere utili a qualcosa o anche ad una sola persona ne sarò molto contento.

Infine, se posso addirittura permettermi di rivolgervi un appello, non perdete il coraggio, non cedete mai al silenzio dei rassegnati.

                                                     Sandro Cianci

(I frammenti di testo riportati all’inizio sono tratti da: F. Cassano, “Il pensiero meridiano”, Laterza, Bari, 1998, pp. 13-14)