Giocavamo usando pietre, canne o, come pallone, non di rado, pezzi di carta straccia appallottolati e tenuti insieme da uno spago. Il mondo prima della fine del mondo. Il mondo, voglio dire, prima del consumismo e dell'esplosione tecnologica. Poi è diventato un'altra cosa, naturalmente nel bene e nel male e la nostalgia non c'entra. Solo sembra che certe cose siano finite per sempre: dentro l'uomo.

 

Nel mondo prima della fine del mondo la povertà era, purtroppo, una condizione "normale", la "mancanza" una condizione generale. Ossia: in quello che c'era la gran parte non c'era. Prendete il nostro pallone: per essere un vero pallone gli mancava quasi tutto: la perfetta forma sferica, il rimbalzo, ecc. Il più bisognava immaginarselo. E immaginare era il nostro vero, straordinario tesoro. Paradossi della "Mancanza". Occorrerebbe ripensarla a lungo e non sarebbe facile.

Provo a dare un contributo con un "ritratto" in (modesti) versi di una figura della mia infanzia (ed erano in tante, allora,quelle che le somigliavano).

 

"Non c'è niente da fare, dice che si vergogna,

che non è abituata a parlare...

E poi dice che conosce solo il dialetto

e le preghiere: l' "Ave Maria", il "Padre Nostro"...

e le parole della Messa: "Amèn", "Et co spirito tuo",

"Abemus a Didò".

Ah sì, anche il "Salve Regina", tutto il "Salve Regina"

a memoria.

Poi basta.

Quanto a me, non so cosa posso ancora dirvi di lei.

Ah, ecco, forse quella grossa chiave,

nera, di ferro,

che portava tutto il giorno appesa alla cinta della veste,

come fosse la chiave delle Grandi Porte del Tempo(...)

Come fosse lei sola, la vecchia, a poter aprire le Grandi Porte,

lei così ignara, così simile all'ultimo granello di polvere

posatosi sullo scaffale.

Forse proprio per questo poteva muoversi

dentro tutta quella babele sopravvissuta di sogni, amori, morsi della vita.

Ed ingiustizie. Certo, anche quelle della memoria:

degli uomini si dice "Hanno fatto il '15-'18", "La guerra d'Africa"...

Ma delle donne? Non si può mica dire "Hanno ammassato il pane,

steso al sole le lenzuola"...

Non si dice nulla. Per timore del ridicolo.

Eppure sono le uniche a conoscere l'odore di bucato che dalle lenzuola

penetra come un respiro profondo, come una breve gratitudine

ricambiata,

fin dentro i polmoni. O l'enorme lucore

di quel bianco che solleva il Tempo e lo innalza trasparente

fino alla smisurata vastità del cielo, smemorandolo.

Ma sono cose delle quali non mette più conto neanche parlare.

Lei, poi, non le diceva nemmeno allora, né in dialetto né nel suo latino

della Messa. (...)

Lei, vecchia, vissuta secoli fa, ieri. Proprietaria di quella chiave.

(...)

 

Ah, la casa, ve l'ho detto:(...)

Tre metri per quattro.(...)

un letto, una sedia, poi basta. Un tavolo no.

Se ve l'ho detto devo essermi confuso.

Seduta sulla sedia, i piedi incrociati nei grossi scarponi come per lo scongiuro,

teneva con la mano sinistra il piatto e con l'altra la forchetta.

Mangiava, affamata, come un povero animale. E tuttavia lenta,

come ad incidere il cibo nel tempo che scorreva, uguale, nelle membra.

(...)Seduta sulla sedia dunque.

Con il suo povero piatto di pasta in mano.

Inscritta nel silenzio,

come in un cerchio di luna fredda

che quando appare per tre giorni mena maltempo.

Era su questo che volevo portare la vostra attenzione.

 

Tutto quel silenzio.

-se passava un gatto lei lo udiva, (tutti, allora, lo udivano)-

e lei al centro, in compagnia di se stessa. In mezzo ad un vuoto.

Quale vuoto? Chi può dire cosa sia? Nemmeno sappiamo se esista.

Era altro. Un'assenza,

il niente segreto che fa le cose. Che fa che esistano per noi, voglio dire.

Per questo il silenzio degli oggetti è indicibile. E questo silenzio

indicibile è

l'anima del mondo.

(...)

 

Non so perché vi racconto questo.

Tutto è passato, finito chissà dove. Oggi guardiamo ogni cosa negli occhi

-almeno così crediamo-

con la triste ed in fondo dolorosa presunzione che affligge gli ignari figli del Nulla.

Tutto. Persino i tramonti -che siano carichi di eternità o ciechi, distratti,

senza un solo batter d'ali.

Preferiamo piuttosto parlare del Vecchio e del Nuovo.

Ma che ne sappiamo? -Prendiamo le guerre: una replica eterna.

 

No, non c'entrano il Vecchio ed il Nuovo. E nemmeno la Miseria.

E' dalla fine dell'Assenza che le cose non esistono più, questo voglio

dire, e le parole non si sa cosa siano.

O, se è più semplice, dalla fine della Mancanza.

 

Non so altro.

E quanto alla vecchia, ve lo giuro, vi ho raccontato

tutto quello che ricordo. 

 

Paglieta, Maggio 2015

 

 

                                                                         Sandro Cianci

(I versi riportati sono brani tratti da:Sandro Cianci, "MONOLOGHI/MONOLOGUES", inedito)