PER  ESTERINO

 

 

 

 

 

 

Del teatro non rimane nulla. Nulla di tangibile. Le foto, i video, persino gli abiti dei personaggi, sono un'altra cosa. Perché il teatro è essenzialmente un attimo, una rara accensione dell'anima che divampa e prende vita dalle relazioni. Quando finisce, ciò che resta è dentro le persone. Come la vita.

 

Di Esterino, che ci ha appena lasciati, ci rimarranno, insieme a molto altro, gli echi di un sorriso inestinguibile, di una gentilezza senza limiti, della musica che donava con un organetto con il quale si fondeva, così come con le armonie che ne traeva.

Il suo corpo magro, asciutto, si faceva in quel momento ancora più piccolo, proprio mentre, paradossalmente, si illuminava.

 

 

Allora prendevano luce anche i nostri eventi itineranti. Allegrie del "viaggio", malinconie indicibili di giornate ad un passo dalla sera, silenzi particolarissimi, segreti, profondi, pieni di tempo e di sussurri, del Centro Storico nelle prime ore della notte.

Esplodevano nel cuore emozioni ribelli ad ogni disciplina.

 

 

Era questo, è questo il teatro. Una musica dell'anima.

 

 

Poi le giornate finiscono.

 

 

Ma intanto grazie, Esterino, di averci condotti fin dove comincia l'infinito.

 

 

 

                                                  Il Piccolo Teatro del Me-ti