LUOGHI  CHE  NON  MUOIONO

 

 

 

Care Amiche, Cari Amici,

 

 

Gli appunti che state per leggere sono di due anni fa. Fanno parte di un libro, terminato di scrivere allora, che è una sorta di viaggio nel mio paese, Paglieta, ed in alcuni vicini e lontani...dintorni. Non ho ancora potuto pubblicare il libro, ma ho deciso di rendere noti qui quegli appunti, per ragioni che illustro di seguito, in chiusura.

 

 

 

 

"Martedì 3 marzo 2015

 

 

Questa mattina vado a conoscere gli spazi del Centro Visite, a Monte Pallano, dove in aprile Augusta proporrà il monologo "Zero spaccato".

 

La strada per Atessa sembra abbandonata ormai per sempre alle frane ed agli smottamenti. Giù, a valle, la terra occupata da case e capannoni industriali, il cielo caligine come nella tradizione padana. Ciò che solleva è lo straordinario mattino già di primavera.

 

Ad Atessa mi aspettano Pina ed Ivana. Insieme a Patrizia formano la cooperativa che gestisce il Centro Visite di Monte Pallano. Tre donne straordinarie, da sole portano avanti un gran numero di attività.

 

Appena giunti al Centro, in territorio di Tornareccio, Pina mi fa cenno di ascoltare: ogni tanto le vibrazioni di un trapano: il picchio ha riaperto la sua bottega. "Qui le stagioni si riconoscono dai suoni".

 

Siamo in un'oasi in mezzo al bosco: ampi  spazi aperti e le costruzioni del Centro, in legno. Il fianco del monte ha la forma di un anfiteatro. Pina ci vedrebbe una tragedia greca. Anch'io, ma per me il pubblico è sullo spiazzo ai piedi della fiancata mentre sul pendio semicircolare del monte, tra gli alberi ancora spenti, appaiono gli attori. Hanno lunghi paltò grigi consumati dal tempo. Sono fermi. Da dove vengono? Dalle cime dei monti? Dalle viscere della terra? Di quale storia sono gli esuli, e perché? Briganti più antichi dei briganti. Non parlano. I loro sguardi fissano, lontano, una polvere di sale e cenere che sa di ore lente e rintocchi di campana...

 

Pina ed Ivana mi mostrano i locali. C'è anche un ristorante, sono loro che lo gestiscono. Ivana è la cuoca. Insegnano, mi dicono, a "mangiare giusto". Poi: "Noi mangiamo giusto anche nelle nostre case".

 

La primavera quassù ha più forza ed è leggera. Come se salendo avesse tolto le coltri dell'inverno. La sentiamo tutti, benché quasi non si veda ancora.

 

Lo spazio per il monologo, dentro uno dei locali, c'è. "Se tutto andrà bene saremo in trenta", dice Pina. Va bene. A volte accadono più cose allora che non quando si è in trecento. Il nostro teatro non ha più casa, così è dove le persone decidono di incontrarsi. La fragilità è una forza e ce lo diciamo.

 

Pina ha un appuntamento a scuola, qui in paese. Ivana mi riaccompagna ad Atessa e mi racconta: a Tornareccio vengono da Ravenna a realizzare dei mosaici. Se ne vedono lungo i muri delle case e me li indica. L'interesse per quest'arte cresce. Inoltre questa è la "Città del miele". E ancora: c'era un vecchio che lavorava con la cartapesta, ora non c'è più ma sono riusciti a farsi insegnare l'arte, così danno vita ad un rinomato Carnevale. "Ad Atessa non è così", conclude amara Ivana. Perché abita ad Atessa, in uno dei Centri Storici, e quando passiamo poco più sotto mi indica casa sua.

 

"Abitare in un Centro Storico ti costringe ad essere diversa -dice-devi imparare ad ascoltare, ad essere paziente, il prossimo lo senti quasi addosso...". Le dico del "telefono" che le vecchie del Centro Storico, rimaste sole, adoperavano quando, specie durante la notte, si sentivano poco bene. Bussavano con una canna alla finestra dei vicini, che poteva trovarsi anche ad un solo metro di distanza, dirimpetto, e così chiedevano...il pronto soccorso.

 

Ora sto viaggiando verso Paglieta: le fioriture dei mandorli, i verdi teneri sui rami antichi e scuri dell'inverno..."Ad Atessa non è così", tornano le parole di Ivana e mi vengono in mente l'"umanesimo delle montagne", del quale parla Franco Arminio, e certi luoghi che ho incontrato nel Molise. Forse l'unica possibilità di uscire dalle macerie della modernità.

 

Ritorno a casa ed ho la sensazione di avere incontrato un "Paese", lontano e vicinissimo. Da Monte Pallano ai mandorli in fiore".

 

 

 

 

Care Amiche, Cari Amici,

 

 

Il Centro Visite non c'è più. Distrutto poco tempo fa, mi dicono, da un incendio provocato da un  fulmine. La pubblicazione di questi appunti vuole essere - da parte mia e del Piccolo Teatro del Me-ti - un gesto di affetto, di gratitudine e di solidarietà nei confronti di Pina, Ivana, Patrizia e di tutti coloro che per lungo tempo hanno nutrito con il loro lavoro e con la loro sensibilità la vita del Centro.

 

I "luoghi", quando sono "veri", hanno la loro anima nelle persone. Allora non muoiono mai davvero e, con essi, non muoiono i cieli azzurri e la passione del futuro.

 

 

 

                                            Sandro Cianci