LA SORELLA DI SUO FRATELLO

 

 

 

 

Il computer si era bloccato e con esso erano ferme le prenotazioni e tutto il resto, in "Accettazione". I pazienti cominciarono a spazientirsi, tranne una vecchia che con tutta calma si rivolse al suo vicino:

 

 

-Figlio mio, da quando hanno messo le macchine ci vuole più tempo.

 

 

Il tema era notevole. Ma subito intervenne un'anziana signora che disse:

 

 

-Macché! E' da quando ci sono gli immigrati che in questo Paese non funziona più niente!"

 

 

Gli immigrati chi? Hamed? Khaled? Henaiatollah? O quel ragazzino schiacciato dalle ruote del camion alla cui pancia s'era aggrappato per sfuggire ai controlli della polizia e caduto mentre si dava forza ripetendo a memoria le sue poesie? Non si sa.

 

 

Comunque. La notte seguente la signora sognò. Si trovava in Iraq, a Erbil (come ci fosse finita, vallo a chiedere ai sogni...). Era seduta in una sala d'attesa: una stanza grande, spoglia, poverissima, con solo una fila di sedie lungo i muri, come a disegnare il perimetro. Tutte occupate.

Ad un certo punto un uomo la fissava. Sporco, magro, barba lunga e pelle bisunta. Ma chi ti conosce?! Con tutta la gente che c'era, quello doveva guardare proprio lei! Niente, la fissava ostinato. Lei, proprio lei.

 

 

Durò parecchio. Poi, dal suo posto lontano, all'improvviso, l'uomo le rivolse la parola. Era un iracheno, parlava nella propria lingua.Eppure - valli a capire i sogni - la signora comprendeva benissimo:

 

 

-Sono arrivato qui, in ospedale, portando tra le braccia la sola figlia sopravvissuta. Mia moglie e gli altri figli erano morti sotto le bombe, durante i combattimenti...(l'uomo fece una lunga pausa, in silenzio fissava la donna). Dopo alcuni giorni mi ha telefonato mio cugino e mi ha detto che un'altra delle mie figlie era viva. Aveva perso una gamba e si trovava in un campo di sfollati, nei pressi di Mosul...

Sono scoppiato a piangere...ho pregato dei volontari di cercarla...Dopo qualche giorno me l'hanno portata...Ci siamo guardati, forse un istante...forse un secolo...

 

 

L'uomo non riuscì a finire. Si alzò, attraversò la stanza. Quando passò vicino alla donna si fermò e tornò a guardarla. Fu allora che lei lo riconobbe: suo fratello! Quello che aveva passato la vita a lavorare in Belgio. Era morto in miniera da un pezzo. Eppure...quello era il suo volto, non c'era dubbio! Come faceva ad essere un'altra volta vivo? E come caspita...? (I sogni, dicevo, valli a capire...)...

 

 

Restarono così a lungo. Lei seduta, impietrita, lui fermo in piedi. Poi la donna ruppe il silenzio:

 

 

-Hai mangiato?

-Questa mattina sono riuscito ad afferrare una cipolla che buttavano da un mezzo di soccorso...Ho dovuto dare una gomitata ad un ragazzino...

 

 

Seguì un nuovo silenzio. 

 

 

-Ed ora?

-Proveremo ad arrivare in Italia. Magari lì trovo un lavoro...

 

 

 

 

                                                  Sandro Cianci

 

P.S: Ma possibile che i sogni debbano finire sempre all'improvviso...?!