(2° racconto - Paese Mediterraneo 2015)

Sedute sotto l'albero di zi' Angelo, le vecchie contadine raccontavano. Le storie si alzavano nel fresco mattino di giugno entrando nella casa di luce dell'aria come dentro il loro luogo naturale.
C'erano Maria, Carmela, Giovina, Elena e za'Maria.
Narravano come fanno le donne, come un mare che si spande a braccia di madre.
Era stato, quello del '43, un novembre carico di pioggia che Dio la mandava. Giorno dopo giorno, per l'intero mese, gli Inglesi avevano dovuto rinviare l'assalto alle linee tedesche poste oltre il Sangro: i carri armati non riuscivano a varcare il fiume e la pianura diventata di fango.
Poi il giorno venne e fu un giorno all'arma bianca: nella battaglia furono usati anche i coltelli, infilzati dovunque. Non vi dico cos'era – pur nel racconto pieno di pietà che ne fecero le contadine – la Piana di Mozzagrogna all'alba del giorno successivo.
L'immane idiozia della guerra andava verso nord, la vita verso sud. Famiglie di contadini guadavano il fiume all'inverso. Carri, masserizie, poche cose, quello che si poteva, quello che era rimasto. Anche i bambini portavano qualche oggetto, erano abituati.
Maria aveva cinque anni. Una volta, da sola, aveva cotto gli "gnocchetti". Li aveva buttati in acqua, troppi, e ne era venuta fuori una colla.
Ora io non volevo sapere quali oggetti portava la bambina, quel giorno, mentre guadavano il fiume. Ora volevo sapere quale sogno portava tra le mani, sulle spalle o nel piccolo petto "Sacro Cuor di Gesù aiutami tu". Quali erano i loro inermi, brevi, taciuti sogni di bambini fioriti nel grande macello.
Glielo chiesi.
- Non ne avevamo, rispose. Sapevamo che per tutta la vita sarebbe stato inutile avere sogni.

Sedute sotto l'albero di zi' Angelo, le vecchie contadine raccontavano. Le storie si alzavano nel fresco mattino di giugno entrando nella casa di luce come dentro il loro luogo naturale.
Avevano attraversato tutta la vita, quelle donne, senza un briciolo di sogno. Per scelta, per via di un realismo di ferro, amaro, inattaccabile. Mille chilometri di ingiustizie avevano addentato le loro fibre fin dalla nascita.
Eppure, anche da vecchie, erano ancora lì, rigogliose, a raccontare. In un dialetto che non ha né i tempi del passato né quelli del futuro. Maestre, madri, ultime cantatrici di un'energia di vita che non abbiamo conosciuto mai più.

(4° racconto - Paese Mediterraneo 2015)

Questa notte ho sognato un sogno semplice, luminoso. Ve lo racconto:
Eravamo in una piazza qualsiasi, di un paese qualsiasi: poche decine di persone, sparse per piccoli gruppi, le une alle altre sconosciute. Dentro una saletta lì vicino era in corso un comizio elettorale.
Cosa aspettavamo, noialtri, lì fuori? Non lo sapevamo.
La mia macchina aveva un altoparlante. Allora misi su, insieme ad una persona che era con me, un vecchio disco: una versione arrangiata ma riconoscibile dell'"Internazionale", ossia di quello che fu, durante il Novecento, il canto di milioni di lavoratori di tutto il mondo. Un fremito percorse la piazza, come un silenzio che prende la parola per un attimo e poi la depone.
Ci stringemmo un po' di più gli uni agli altri, ma senza dire nulla. Una donna la conoscevo: in vita era stata madre di molti figli, una famiglia di sottoproletari vissuta di stenti:
- "Questa è una vecchia canzone politica - mi disse -, ma se le persone rifiutano la politica, come mai ora si commuovono?"
- Ero imbarazzato, non sapevo cosa dire.
- La risposta la lessi tutta negli occhi della stessa donna che mi aveva fatto la domanda, ed era più o meno questa:

- "Le persone sono stanche. Le parole di chi sta in alto entrano nel loro stomaco come menzogne vuote. Non sanno più cosa farsene. Hanno bisogno di speranza. Una speranza autentica, luminosa, che tenga tutte insieme, come in un solo orizzonte, le piccole-grandi cose delle quali hanno davvero bisogno. E sono poche cose, umane, già tutte rivelate dal cammino delle moltitudini che hanno attraversato i secoli in silenzio.
- Poi basta, non c'è altro da dire ".

- Le affermazioni di quella donna mi fecero ripensare ad una casseruola che spesso mi viene in mente. Non è la più nuova, non è perfetta, anzi è vecchia, piena di bozzoli, eppure pratica, utile in ogni caso per preparare una pietanza semplice, in grado di rendere migliore la vita. Uno strumento nobile, dunque, pur nella sua povertà.

Quella donna insomma aveva rimesso davanti a noi il grande problema del Novecento: come costruire l'umanità nuova. Ma mi aveva anche fatto capire che ciò che dobbiamo cercare non è il paradiso. Somiglia piuttosto ad una casseruola: semplice, essenziale, utile per vivere. Nobile, dicevo, proprio per questo..

E non importa che sia imperfetta, anzi.

(1° racconto - Paese Mediterraneo 2015)

 

Quest'anno non ci sarà "Il Paese Mediterraneo" così come lo conosciamo, ma questa notte mi è venuto in sogno.
Ho sognato l'evento itinerante. Ed era così: gli attori improvvisavano senza un copione, il pubblico inventava azioni come da lungo tempo ha imparato a fare, uno spettatore si faceva pianista....
Poi, d'un tratto, venne il momento più importante, e fu semplicemente un istante:
le persone erano sul vecchio muraglione, alle loro spalle la valle saliva verso la sera, tenue, tenerissima, con appena un velo, solo qua e là, di caligine; cantavano la canzone di un fiore, non uno di preciso – la rosa, la dalia – ma uno qualsiasi, uno per tutti. Il pianista suonava. Ed era una canzone dolce, malinconica, lontana e piantata nel cuore. Come il giorno che nell'ora silenziosissima del passaggio andava ad incontrare la sera, come la valle che in punta di piedi trasfigurava, insieme al fiume al mare ed alla montagna, e si faceva ombra, silenzio, muto sussurro dell'esistenza. Addio ed assenza. L'umanità muta ed ignara dava vita al suo canto, la vita levitava quietamente al mistero portando con sé e rivelando il segreto dell'esistenza: la nostra immane, eroica, fragile, amorevole grandezza di guardare negli occhi la notte che attende, e cioè il nulla, l'Altro o l'Altrove indicibile. Trepidando e tacendo. Con gli occhi asciutti ed un cuore di pianto. Lieve, infantile, incredibile.
Era un istante, ve l'ho detto, ma in quell'istante era riassunta l'essenza della vita.
Il teatro, peccato, non lo si può raccontare.

In seguito alle tantissime richieste abbiamo deciso di inserire in programma una nuova replica dell'Evento Itinerante << TAXIDI STA KYTHIRA>>  domenica 24 luglio. I posti sono già esauriti.

 

L'evento <<VIAGGIO A CITERA>> è stato, pertanto, annullato.

Il “Paese Mediterraneo” giunge alla diciottesima edizione proprio mentre in molti luoghi dell’area mediterranea i popoli esprimono in modi diversi e spesso inediti un bisogno di partecipazione, di nuova e più autentica democrazia, di superamento di aride visioni individualistiche a favore di una percezione collettiva del vivere e dell’immaginazione del futuro. Per una fortunata ma non del tutto casuale coincidenza, il tema di questo nuovo “Paese Mediterraneo”, deciso all’inizio dello scorso autunno, è proprio la centralità delle persone nell’immaginazione del Paese, o del Mondo, di domani.

Alla cultura si  chiede oggi, crediamo, di connettersi alla vita dei singoli e delle collettività leggendone i bisogni ed aiutandone i movimenti più profondi, quelli capaci di determinare un progresso generale.

Domani le si chiederà se ed a chi avrà reso più lieve la vita, da quante umili esistenze avrà saputo farsi riconoscere. Ignorato questo piano, ogni dibattito su di un progetto culturale perde completamente senso .  Ed è perciò a questo grande compito che il “Paese Mediterraneo” tenta da sempre di rispondere. Con molti limiti soggettivi,  tra crescenti difficoltà, sottoponendosi di volta in volta alla valutazione della collettività ed  attendendo di conoscere su questo terreno il parere delle istituzioni che la rappresentano.

Intanto, allegria, leggerezza del cuore, divertimento e poesia. Dieci giorni di viaggi nella luce aperta e lieve del nostro Mediterraneo , riscoprendo risorse silenziose, taciute e schive, ma autenticamente necessarie, del territorio, riconoscendo le persone, andando ad incontrarle nei loro luoghi di vita, aiutandole a sognare, con manifesto coraggio, un’idea del domani.

Tutto questo grazie soprattutto  alla decisiva, assoluta, amichevole generosità degli artisti ospiti ( il programma prevede  due nuovi, interessanti incontri – quelli con Peppe Romano e Luca Rossi – ed i ritorni tanto graditi quanto qualificati di Pierluigi Tortora e della marionettista francese Véronique Dumarcet ) . E grazie all’uguale generosità di tanti singoli cittadini dell’intero territorio, di tanti giovani ( e non solo ) che saranno ancora una volta la vera anima di questo nuovo, solare e come sempre diabolicamente imprevedibile “Paese Mediterraneo”. 

Il Piccolo Teatro del Me-ti

 

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Programma 2011

 

PROGETTO PROMOSSO DAL TERRITORIO: CITTADINI DEL TERRITORIO, CITTADINI DELLA COMUNITA’ PROVVISORIA, COMUNE DI PAGLIETA, PALENA AUTOTRASPORTI

PAGLIETA  16 – 26 LUGLIO  2011

DIREZIONE ARTISTICA:  PICCOLO TEATRO DEL ME-TI

 

 

sabato 16 luglio - ore 19,30 ed ore 22,15

sede del Me-ti

“ LA GRANDE OPERA COMICA ( Collezione Primavera-Estate) “

Spettacolo Teatrale - Piccolo Teatro del Me-ti 

* E’ necessaria la prenotazione (clicca qui)


domenica 17 luglio - ore 21

Centro Storico

 LA MUSICA DELL’OCEANO”, liberamente tratto da “Novecento”,di A.Baricco

Spettacolo teatrale con Peppe Romano


lunedi 18 luglio - ore 19,10

Ritrovo: Piazzale Stazione Nuova Fossacesia-Torino di Sangro

 “ TAXIDI STA KYTHIRA “

Evento itinerante - Piccolo Teatro del Me-ti

*E’ necessaria la prenotazione (clicca qui)


 martedì 19 luglio - ore 19,10

Ritrovo: Piazzale Stazione Nuova Fossacesia-Torino di Sangro

 “ TAXIDI STA KYTHIRA “                     

Evento itinerante - Piccolo Teatro del Me-ti

*E’ necessaria la prenotazione (clicca qui)


 

mercoledi 20 luglio - ore 21

Centro Storico 

“ IL  RACCONTAIO “

Spettacolo teatrale con Luca Rossi


giovedì 21 luglio - ore 19,10

Ritrovo: Piazzale Stazione Nuova Fossacesia-Torino di Sangro

 “ TAXIDI STA KYTHIRA “

Evento itinerante - Piccolo Teatro del Me-ti

*E’ necessaria la prenotazione (clicca qui)


venerdì 22 luglio - ore 19,10

Ritrovo: Piazzale Stazione  Nuova Fossacesia-Torino di Sangro

 “ TAXIDI STA KYTHIRA “                     

Evento itinerante - Piccolo Teatro del Me-ti

*E’ necessaria la prenotazione (clicca qui)


sabato 23 luglio - ore 21

Centro Storico              

RAFE’ STO’ CCA’ “

Spettacolo teatrale con Pierluigi Tortora  ( La Bottega del Teatro )


domenica 24 luglio - ore 10

Ritrovo: Piazza Martiri Lancianesi    

“ VIAGGIO A CITERA”

Gita-evento Piccolo Teatro del Me-ti

 * E’ necessaria la prenotazione (clicca qui)


lunedi 25 luglio -  ore 21 /  replica ore 22,30

“ GRAN BELLA COSA E’ VIVERE “

Racconti nelle piazzette:             

*VIA DENTRO LE MURA ( Centro Storico ) : “ I RACCONTI DI PIERLUIGI TORTORA “

*CASA DI ZI’ANGELO (Via Martelli-Di Matteo/Collemici): “ STORIE DI ZI’ ANGELO “

*VIA P. BENEDETTI,4(Collemici): IL “ME-TI” E V. DUMARCET IN “ ALBUM DI FAMIGLIE “

*Si consiglia di portarsi una sedia 


martedi 26 luglio - ore 21 / replica ore 22,30

“ GRAN BELLA COSA E’ VIVERE “

Racconti nelle piazzette:

* VIA   DENTRO LE MURA (Centro Storico ): P. TORTORA IN I RACCONTI DI PIERLUIGI TORTORA

* CASA DI ZI’ANGELO (Via Martelli-Di Matteo/Collemici): “ STORIE DI ZI’ ANGELO “

* VIA P. BENEDETTI,4(Collemici): IL “ME-TI” E V.DUMARCET IN “ ALBUM DI FAMIGLIE “

*Si consiglia di portarsi una sedia 

 

 

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