IL GIARDINO DI TUTTI NOI

 

 

 

Care Amiche, Cari Amici,

 

 

In attesa di poter tornare ad offrirvi anche momenti di teatro, cerchiamo di mantenere vivo il contatto con voi pubblicando con una certa frequenza storie e scritti vari sul nostro sito.

B R E V I   D I  C R O N A C A

A proposito dei piccoli migranti che ce la fanno.

ELOGIO DI CIO' CHE NON DEVE MUTARE

 

 

 

Nel naturale mutare dei giorni, della Storia e di noi stessi, vi sono cose che non devono mutare. Ce le ricorda YANNIS RITSOS, grande poeta greco del '900, che per l'intera esistenza lottò, pagando di persona, per la liberazione dell'uomo

 Care Amiche, Cari Amici,

 

 

Sappiamo tutti che nel cammino di ogni individuo si leggono tracce di quello collettivo e che non vi è futuro senza riflessione sul passato dal quale veniamo. In tal senso, quale modesto contributo, offro di tanto in tanto al sito del Me-ti piccoli resoconti di vita, né più né meno importanti di quelli di ciascuno di noi.

Grazie della lettura. Vi abbraccio.

 

Sandro Cianci

 

 

                                             

                                              L' ALTRO MONDO

Ritrovai il silenzio di mio padre sulle facce dei contadini. Ora so perchè. Venivamo tutti da quel mondo: mio padre, io, bottegai, impiegati, maestri muratori. Tutti, compresi i molti che in paese detestavano i "cafoni".

I L    N I E N T E    E D    I L    N U L L A

Sarà stato un 2 giugno. Poniamo del ’67. Non ho buona memoria. I miei ricordi trattengono pochissimo, dimenticano i dati: mi saprebbero di contabilità. Alla mia memoria restano impigliati solo rari brandelli di tempo, strappi di stoffa al vento, sensazioni - vaghe, per lo più. E’ come se rimanessero a peregrinarvi nient’altro che anime perse, tagli di colore, un accenno di musica. Mai un vero e proprio canto. In un certo senso, non ricordo niente.

 Comunque. Sarà stato un 2 giugno, poniamo del ’67. Avrò avuto quasi vent’anni. Uno dei miei due fratelli, il più grande, mi portava a Recanati, al paese di Leopardi, ad una patria di poesia.

M A R Z I A N I

 

 

Un giorno vennero i marziani. Atterrarono a Roma, credendo che fosse ancora la

città "caput mundi". Desideravano aggiornarsi sullo stato del pianeta, sulle

condizioni di vita degli uomini, sulla loro storia.

 

Quando appresero che la capitale italiana non era più così importante come l'avevano trovata l'ultima volta, molti secoli fa, ci rimasero male. La delusione svanì non appena qualcuno spiegò loro che i vari angoli del pianeta ormai si somigliavano e che sarebbe bastato seguire un notiziario televisivo per aggiornarsi sullo stato del mondo.

 

La prima sorpresa fu scoprire che di notiziari ce n'erano molti e che tuttavia si somigliavano parecchio. La seconda fu rendersi conto che gli umani davano vita a dibattiti televisivi lunghissimi senza che nessuno degli interlocutori ascoltasse davvero le ragioni degli altri, mentre ciascuno ripeteva all'infinito la propria tesi. La terza furono, di lì a poco, le notizie del giorno: quella ritenuta più importante narrava che il Presidente dell'Iran era in visita a Roma e che - credendo di rispettare il suo credo, i suoi costumi, le sue convinzioni morali - qualcuno aveva fatto coprire con dei teli le statue dei musei capitolini raffiguranti dei nudi.

 

Molte erano tuttavia le notizie di quel giorno. Tra queste, una riferiva di bambini che fuggendo da una guerra avevano tentato la via del mare. Ma il mare era stato cattivo: aveva rovesciato il barcone inghiottendo per sempre diciotto di quei piccoli.

 

Vennero poi i dibattiti serali. I Marziani, a sorpresa, vollero confondersi con il pubblico di uno di essi. Quasi tutti gli oratori sostenevano, infiammandosi di alta passione, che la cosa era ormai insopportabile, che i valori erano stati capovolti, che occorreva ad ogni costo individuare i responsabili di un simile disastro. Qualcuno arrivò a dire che si era di fronte ad un crimine contro l'umanità. 

 

Parlavano delle statue. Ricordavano a tutti il valore e l'autonomia dell'Arte, la sua laicità che era poi una sola cosa con il rispetto della persona umana.

 

Non sapendo come animare un dibattitto che rischiava di protrarsi per ore nella quasi corale e monotona ripetizione di quell'unica tesi, il conduttore ebbe l'idea di offrire il microfono al pubblico.

Fu allora che uno dei marziani chiese la parola e pose agli oratori questa cortese domanda:

 

Che senso ha più l'Arte senza quei diciotto bambini?

 

Nessuno dei convenuti osava dirlo: la domanda li aveva colti di sorpresa. Per di più sembrava astrusa, priva di nessi logici, francamente incomprensibile. Per questo nessuno parlò. Seguì solo un silenzio di ghiaccio, freddo, abissale, quanto il mare che aveva divorato quei diciotto piccoli migranti.

 

Sandro Cianci

( da "Il tempo dell'Uomo", libro in preparazione )

 

V E N T O

 

 

Di notte

 

mille voci di vetro

 

raccontano storie

 

di migranti inesausti

 

dallo spicchio di vento

 

che prese fuoco ad Auschwitz

 

 

 

Sandro Cianci

 

(da "Il tempo dell'Uomo", libro in preparazione )

I L  V E N T O

 

 

 

Di notte

 

mille voci di vetro

 

raccontano storie

 

di migranti inesausti

 

dallo spicchio di vento 

 

che prese fuoco ad Auschwitz

 

 

Sandro Cianci

 

 

( da "Il tempo dell'Uomo", libro in preparazione )

 

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V O C I Di notte mille voci di vetro raccontano storie di migranti inesausti dallo spicchio di vento che prese fuoco ad Auschwitz

vetri e vetro