STORIE DI INVISIBILI: LA BRIOCHE

 

 

 

     Era vecchia, ormai. Da bambina aveva visto la guerra. Dei sogni aveva imparato a fare a meno subito, tranne quello, si sa, di prendere marito. Cosa che un giorno fece, salvo pentirsene subito - come accadeva spesso, del resto, alle donne sposate.

 

   Finalmente, se avesse dovuto tirare le somme, cos'era stata la sua vita? Un rosario di patimenti. Ma così come aveva imparato a fare a meno dei sogni, evitava di consumarsi nei bilanci. In fondo - questo pensava - erano due facce di un'unica amarezza.

 

   Viveva sola. Due giorni prima di Pasqua si recò all'Ufficio Postale e riscosse la "pensione sociale". La vidi prendere la strada per tornare a casa con addosso l'unico cappotto della sua vita. Di che colore? Verdone, marrone scuro? Gli anni l'avevano reso irriconoscibile.

     Camminava zigzagando un poco, ciondolava a testa bassa come se si guardasse la punta delle scarpe o contasse i passi. Magari meditava. Macché. I vecchi ad un certo punto non hanno più obblighi e se ne vanno come vogliono. Tutto qui. Quanto al meditare - tal quale lo intendiamo noialtri - la donna non sapeva cosa fosse. Isolarsi dagli altri sembrandole anzi inconcepibile. In più, pensava, non si trova il pane meditando.

 

   Seguivo i passi con gli occhi, conoscevo a memoria il percorso che l'avrebbe ricondotta a casa. Senonché, all'improvviso, le venne un'idea pazza, di quelle alle quali o dici subito di sì o il momento passa e non se ne parla più.

     Attraversò la strada, entrò in un bar e si pagò un cappuccino ed una brioche.

     Non l'aveva mai fatto in vita sua.

 

   Avresti dovuto vederla, in piedi, con gli avambracci allargati sul banco senza nessuna "educazione", lei che per giunta era massiccia. Quanto a certi inutili e persino goffi preziosismi - quale quello ti tenere il dito mignolo sollevato nel reggere la tazzina - non pensava proprio.

   Bevve quasi d'un sorso, allappando un poco. Mangiò con appetito bagnando l'ultimo angolino della brioche nella goccia rimasta in fondo. Così, tanto per sapere com'era. Non sprecò nulla. Quando ebbe finito non avresti trovato una briciola residua neanche con la lente d'ingrandimento.

 

   Riprese la strada con un altro passo. Come se avesse atteso di compiere quel gesto, nel bar, per tutta la vita. Come se la sua esistenza potesse chiudersi lì e non le importasse più di nulla.

    A farne un'abitudine, a rientrare nel bar e ripetere altre volte quel gesto, magari in occasione di ogni visita mensile all'Ufficio Postale, non pensava proprio. Non per via della povertà, no, né, tanto meno, per una sorta di virtù ascetica. Figurarsi. Semplicemente perché ignorava la quantità, il moderno accumulo compulsivo di gesti e cose. Conosceva troppo bene le misure esatte dello "straordinario". Così, nemmeno si rendeva conto della pervicace tirannia contemporanea alla quale, pur tra le mille sfortune della sua vita, scampava.

 

   Avresti dovuto vedere con quale inerme felicità se ne tornava a casa.

 

 

                                                                                   Sandro Cianci